il “Corsaro II” alla Transpacific Race  del 1961

il “Corsaro II” alla Transpacific Race del 1961

 

 

 

 

Il Corsaro II alla Transpac del 1961, al comando del C.F. A.Straulino Acquerello cm 31×41

Sulle tracce della straordinaria lunga vita di Agostino Straulino (2), una vita densa di successi, dall’oro olimpico di Hensilki, alle vittorie nei campionati del mondo , alle gesta marinare compiute sul Vespucci ( che hanno ispirato recentemente tre acquerelli ed un grande quadro ad olio), sono rimasto affascinato dal primo avventuroso viaggio del Corsaro II e la sua partecipazione alla Transpacific Race del 1961.

Il libro di Giuliano Gallo “il padrone del vento” – la lunga vita felice di Agostino Straulino, uscito nel 2005 per i tipi di ” Nutrimenti”, offre un buon materiale su quella che fu una epica crociera per il Corsaro II.

Una ricerca iconografica di foto d’epoca e la copia del programma della regata Transpac del 1961 mi hanno fornito il materiale sufficiente per progettare l’acquerello che apre questo articolo.

Un po di storia di quegli anni

Alla fine degli anni ’50 del  secolo scorso, seguendo l’esempio  delle più importanti Marine occidentali, anche la Marina Militare Italiana, si apprestava ad entrare nel mondo della vela oceanica che riteneva essere un valido banco di prova per la formazione dei suoi giovani ufficiali.

Negli ambienti della Marina  Italiana  quindi prende corpo  l’idea  di costruire uno  yacht , quale nave scuola, per partecipare alle grandi manifestazioni dello yachting internazionale.  Progettata da lo studio statunitense di Sparkman & Stephen (2) , uno dei più  noti ed importanti ,   la barca viene costruita dallo storico cantiere Costaguta di Genova Voltri  (2)( che sarebbe fallito da lì a poco), con i  mezzi assai scarsi che la nautica italiana possiede in quegli anni: in Italia , infatti , in quegli anni praticamente non ci sono velerie degne di questo nome, mancano inoltre completamente  fabbriche in grado di costruire la ferramenta di bordo.

La scheda tecnica

 

Il Corsaro II  Yawl bermudiano

Anno di costruzione: 1960

Consegnata alla Marina Militare nel gennaio il 5 gennaio 1961

Lunghezza F.T.      21,26 m

lungh. al gallegg.   16,16 m

Larghezza                 4,90 m

Pescaggio                  2,97 m

Dislocamento         44 Tons

Sup. velica             197

Il nome che porta è in ricordo del primo Corsaro, con il quale il capitano di corvetta Enrico D’Albertis aveva compiuto nel 1893 una traversata atlantica sulla rotta di Cristoforo Colombo.

La prima crociera del Corsaro II

“Il primo comando della barca viene affidato al ( allora) C.F. Agostino Straulino , dovrà collaudarlo e portarlo fino ad Honolulu, alle Isole Hawaii. E’ il gennaio del 1961. A bordo ci sono undici ufficiali, fra cui otto guardiamarina freschi di accademia, un sottuficiale nocchiere, un radiotelegrafista e un marinaio.

Appena dopo il varo , Straulino si accorge che la barca è più alta di 20 cm al galleggiamento. C’è qualcosa che non va nella distribuzione dei pesi. Bisogna rimediare, non si può partire in quelle condizioni. Così ordina che vengano imbarcati 1500 chili di pani di ghisa, che l’equipaggio dovrà spostare di qua e di là durante la navigazione di prova, fino a trovare l’assetto giusto. Per giorni il Corsaro naviga  per il Tirreno e i ragazzi vanno su e giù nel ventre della barca trascinando i pani di ghisa. Fino a quando il Comandante dice: va bene così. Riportano la barca in cantiere , la tirano sue fanno fondere in chiglia più di una tonnellata di ghisa. Adesso l’assetto è quello giusto.

La prima uscita del Corsaro è in puro stile Straulino: le coste liguri sono battute da una di quelle libecciate che obbligano le navi a rinforzare gli ormeggi, per mare non si vede neanche un gabbiano. ” Condizioni proibitive” ammetterà anni dopo il Comandante. Che però fa uscire lo stesso la sua piccola nave e il nuovo equipaggio. “…E così fui certo che la nostra crociera in Atlantico e nel Pacifico si sarebbe svolta nel migliore dei modi…” Il Corsaro II si spinge fino a Trieste per collaudare uomini e attrezzatura, poi torna a Livorno e parte per il suo lungo giro del mondo.”(1)

Parte dunque il primo yacht della Marina Italiana , per un’avventurosa crociera che durerà otto mesi.

Gianfranco Battelli era uno dei ragazzi dell’equipaggio di quell’impresa. Aveva 24 anni soltanto, era appena uscito dall’ Accademia. Oggi ( 2005 ndr) è un uomo importante: è stato capo di gabinetto di quattro ministri della Difesa, direttore del Sismi, il servizio segreto militare. Ha comandato navi, vissuto molto. Ma, quando racconta di quei giorni del 1961, si illumina ancora. E alla fine di un lungo , appassionato e divertito racconto , ammette: ” sono stati i mesi più formativi della mia vita. Li ho imparato cosa vuol dire andar  davvero per mare ed ho imparato ad avere rispetto delle cose che ti vengono affidate. Ce lo ha insegnato lui, Straulino. Non parlava molto, non si fidava di nessuno, ma alla fine ci ha insegnato tanto. Ha affrontato un viaggio così con una banda di scalzacani e li ha trasformati in marinai. Ma quante volte abbiamo pensato che avremmo tanto valuto ammazzarlo… Persona amabilissima a terra, in barca diventava il capitano di un clipper , severo e crudele, interessato solo alla velocità della sua nave: per lui la barca era la vita, per noi solo un divertimento . E in questo sta il rapporto difficile che abbiamo avuto con lui . Ma alla fine lo amavamo tutti alla follia. Ci ha riportati a casa sani e salvi: nessuno si è fatto male, nemmeno un dito sbucciato…” (1)

 

Durante il viaggio sul Corsaro si è rotto un pò tutto. ” alla prima uscita , in Italia, avevamo alzato lo spinnaker per la prima volta. E si era subito rotta una pastecca d’acciaio. Pian piano abbiamo dovuto sostituire gran parte dell’attrezzatura, comprandola nei porti che incontravamo. In Atlantico abbiamo rotto una crocetta dell’albero di maestra e siamo arrivati in Martinica senza randa. Per 20 giorni la vela aveva sbattuto contro la crocetta, fino a spezzarla”. La Marina concede al Comandante di comperare una randa nuova di Hood, il massimo per l’epoca. Arriverà intatta fino a La Spezia dopo due traversate del Pacifico e una dell’Atlantico. ” in otto mesi abbiamo rotto solo uno spinnaker, ma per un errore di manovra dei prodieri. Lo chiamavamo ‘Attila’ perchè era uno spi pesante, da tempesta. Nella concitazione del momento l’avevamo giuncato male e si era aperto prima che la drizza fosse arrivata a segno. Eravamo a fine crociera , c’era parecchio vento , ma l’avevamo voluto tirare su lo stesso. E pensare che a Honolulu avevamo ingaggiato una barca molto più grossa della nostra, si chiamava Sirius . Poi , in porto avevamo saputo dall’equipaggio che loro di spi ne avevano rotti cinque , durante la San Francisco-Honolulu”, dice Battelli.(1)

l’Atlantico passa senza storia, a parte la rottura della randa: venti giorni di vento regolare, nessun pesce che abbocchi agli ami del Comandante ( era lui il ” pescatore ufficiale” di bordo), gran mangiate di carne Simmenthal, ma tutto sommato una navigazione normale.

Il brutto viene appena passato il canale di Panama.

” Avevamo cominciato a risalire verso la California e abbiamo beccato otto giorni di calma piatta assoluta. Si andava a motore. Straulino andava a dormiree dava sempre lo stesso ordine: ‘ Giorgio (chiamava tutti Giorgio , perchè non si ricordava mai i nomi di nessuno ), se vien vento per far cinque nodi, metti vela’. Bisogna dire che il Corsaro arrivava a sette nodi anche con una bava di vento. Bene. Passavano dieci minuti e lo sentivamo russare nel suo camerino. Poi smetteva di colpo. Metteva fuori la testa e urlava: ‘Chi xe quel mona de capoguardia? No ti vedi che xe vento per far cinque nodi?’ . Obbedienti mettevamo vela, spegnevamo il motore. E si facevano cinque nodi davvero…

C’erano delle volte che mi toccava il turno al timone.Mi ci mettevo d’impegno, regolavo le vele di fino, stavo bene attento all rotta, all’andatura e poggiavo quando necessario. E mi pareva che la barca andasse come un treno, al massimo delle sue possibilità. Ci mettevo anche un’ora, fino a che non ero soddisfatto del mio lavoro. Lui stava a guardare, poi sentenziava: ‘ La barca no respira’. E mentre lo diceva, cominciava a trafficare sulle scotte con quelle sue manone: lasciava di quà, cazzava di là. E alla fine la barca faceva un nodo in più. ‘Ti ga visto? La barca no respirava…”.(1)

“All’arrivo a San Pedro , Llowell North (2) , due volte campione del mondo di Star, viene a bordo con tutta l’umiltà di un allievo e chiede consigli a Strtaulino sulle tattiche da adottare al prossimo campionato del mondo. Ma lui non si fa sfuggire nemmeno una parola: non vuole che North superi il suo record di mondiali vinti.

Gli americani, che si preparano alla partenza della Transpac, confessano che all’inizio avevano temuto molto la barca venuta dall’Italia: fa a bordo un maestro riconosciuto della vela mondiale, un equipaggio rodato da sei mesi di navigazione e in più è un disegno di Sparkman & Stephens, che per loro sono una leggenda.

Ma quando hanno visto il Corsaro II, hanno capito che non avremmo mai potuto impensierire i loro campioni :avevamo un armo a sette ottavi invece che in testa d’albero e quindi avremmo pagato un rating altissimo.

In vista della regata, a San Pedro, viene imbarcato sul Corsaro II anche Beppe Croce  (2), all’epoca presidente dello Yacht Club Italiano, come ospite, sottoposto però alla routine dei turni di guardia, che resterà a bordo per tutta la durata della regata, fino ad Honolulu.

L’equipaggio del CORSARO II

1) Comandante  :            C.F. Agostino Straulino (2)

2) Uff.le in 2^     :            C.C. Enrico Chiozzi Millelire

3) 2°Capo Nocchiere :    Piero Battilocchi

4) Sottocapo RT         :    Giovanni Luvisotti

5)Nocchiere                :    Domenico Solari

6) Ten.Medico Spe    :    Alfredo Perla

7)Guardiamarina      :     Giorgio Coopmans

8)  ”             ”               :     Alessandro Rossi

9)  ”             ”               :      G.Franco Battelli

10)  ”           ”               :      Bruno Petronio

11)               ”                :      G.Franco Rutteri

12)              ”                :       Aldo De Franceschi

13)              ”                :      P.Alberto Timossi

14)             ”                 :      Ezechiele Ghidoni

15)              ”                :      Roberto Casari

16)  ospite                  :      Beppe Croce

 

La Transpacific  Yacht  Race del 1961

La Tanspacific Yacht Race  è una delle principali regate d’altura che si corre ogni due anni dal 1906.

La regata parte dal porto di San Pedro –  Los Angeles e dopo un percorso di 2.225 miglia arriva ad Honolulu.

Vi rimandiamo al sito linkato, per curiosità e dettagli.

Incollate sul vostro browser il seguente indirizzo per scaricare in pdf il programma della regata originale dell’epoca:

transpacyc.com/assets/documents/programs/1961_Transpac_Program.pdf

Alla regata del 1961  parteciparono 41 imbarcazioni, tutte Statunitensi o Canadesi, tranne ovviamente la barca Italiana.

Il 4 Luglio (1961) parte la regata , alle 12 in punto, le barche dirigono per l’area di partenza a Point Fermin  vicino a San Pedro distretto di Los Angeles.

Il percorso prevede un primo tratto di una quindicina di miglia fino all’Isola di Catalina, da lasciare a sinistra, poi sarebbe stato tutto oceano, fino all’arrivo, al faro di Diamond Head vicino ad Honolulu.

“La Transpac è una regata nella quale bisogna solo camminare, sempre alla massima velocità possibile, senza mai perdere la concentrazione,  scegliendo lo spi più adatto alla forza del vento, cercando di limitare le avarie pur prevedibili dovute all’usura dei materiali sottoposti a sfregamenti , reagendo prontamente per riparare tutto quello che inevitabilmente si rompe.

L’unica decisione strategica da prendere è quando strambare per dirigere all’arrivo. Infatti il primo tratto della regata, più lungo, è con mure a dritta, inizialmente più alla puggia e sulla sinistra della rotta ortodromica, la più breve per l’arrivo. Poi il vento comincia a ruotare lentamente verso destra e, per mantenere la migliore VMG (Velocity Made Good- ossia la componente utile di avanzamento sulla congiungente punto di partenza punto di arrivo), è necessario seguirlo incrociando la rotta ed uscendo poi fuori di essa sulla dritta. Ad un certo punto, è necessario prendere la decisione di strambare ed assumere mure a sinistra. una corretta scelta del punto di strambata consente di mantenere sempre la migliore VMG con mure a sinistra senza dovere più strambare fino all’arrivo. la preventiva consultazione  della pilot chart, la conoscenza esatta della propria posizione – navigazione stimata integrata da punti astronomici, quando visibili orizzonte ed astri – e l’interpretazione delle carte meteorologiche – a quei tempi elaborate decifrando lunghi messaggi ricevuti in morse – erano gli elementi di giudizio disponibili per decidere.

Uss Dexter, cutter della Guardia Costiera degli Stati Uniti, di scorta alla regata del 1961

La flotta formata dalle 41 barche partecipanti era scortata dal Dexter, un cutter della Guardia Costiera, con il quale erano previsti due collegamenti radio giornalieri. Il primo alle otto di mattina , tutti i concorrenti venivano chiamati in ordine alfabetico e dovevano dare la loro posizione. il secondo collegamento , nel pomeriggio, era dedicato alle libere comunicazioni fra i concorrenti: una simpatica occasione per commentare l’andamento della regata, raccontare storielle divertenti e trasmettere musica.” (3)

Straulino, al comando del Corsaro II

All’arrivo a Diamond Head (Honolulu) il Corsaro è quarto in tempo reale e a causa dell’alto handicap, sesto in tempo compensato. Un risultato tutt’altro che disprezzabile ove si consideri  che era la prima volta che la Marina Militare partecipava con una barca ad una regata internazionale, che la barca per arrivare alla partenza si era “logorata” in una navigazione lunga mezzo giro del globo  e che il progetto del Corsaro , anche se varato l’anno primaseppur uscito da un grande studio di progettisti, datava ormai quasi vent’anni.

Dopo una breve sosta ad Honolulu bisogna ritornare a San Francisco e qui riprende il racconto di Gianfranco Battelli (1)

Una nuova avventura in mezzo al Pacifico

“Gli esperti locali avvertono l’equipaggio del Corsaro : guardate che vi aspetta una lunghissima bolina , 1200 miglia verso nor-ovest  ed altrettante verso sud-est.E alla fine del bordo a nord, troverete una sacca di alta pressione, con una bonaccia spaventosa . Portatevi delle scorte di carburante e cercate di non adoperarlo nel primo tratto, perchè vi serverà tutto per tirarvi fuori dalle piatte. ” E fu davvero così. Arrivati nella zona delle calme, abbiamo cominciato ad accendere il motore per fare un po’ di strada , per poi spegnerlo appena arrivava anche un misero alito di vento. Accendi e spegni, accendi e spegni, una notte la chiave si rompe ed il motorino di avviamento va in avaria. Facevamo 0,3 nodi e il motore non voleva saperne di ripartire. avevamo passato un cavo d’acciaio attorno l’asse dell’elica , l’avevamo portato fuori, attaccato al boma con una pastecca. E provavamo a tirare da lì, per metterlo in moto a strappo, come se fosse un motore fuoribordo. Ma niente, non partiva. C’pera troppa compressione per poterci riuscire.

Eravamo persi in mezzo al Pacifico, lontano dalle rotte delle navi, con una radio che aveva solo 200 miglia di portata.

Ogni giorno provavamo a chiamare, ma nessuno rispondeva. Finalmente un giorno risponde qualcuno. Era una barca americana, anche lei nei guai: aveva finito il gasolio. Ci siamo dati un appuntamento in mezzo al mare e dopo qualche giorno ci siamo finalmente incontrati. Si navigava solo con il sestante allora e il margine di ewrrore dei rilevamenti rendeva incerto un rendez-vous in pieno oceano. Non era come oggi, con i GPS che ti danno la posizione con uno scartyo di qualche metro. Gli americani a bordo avevano un motorista, che si era messo subito al lavoro sul nostro motore. Aveva dato volta con un cavo sul volano, dopo aver tolto la cinghia e aver messo una monetina sotto ogni punteria. Quando il motore era ripartito, aveva tolto le monetine e rimesso la cinghia col motore che girava a 1200 giri, senza rimetterci nemmeno un dito. L’avevamo fatto ubriacare con una bottiglia di Whisky e loro in cambio ci avevano regalato delle bistecche liofilizzate, le prime che mangiavamo in vita nostra. Prima di ubriacarsi però il motorista si era buttato a terra in ginocchio e aveva ringraziato il Padreterno: senza quell’incontro in mezzo al mare, la sua barca e le loro vite sarebbero state forse perdute. Straulino lo aveva guardato sorpreso e commosso.

Quel momento così particolare sarà  una delle poche cose del viaggio che racconterà al ritorno a sua figlia. ” li abbiamo rimorchiati per un paio di giorni” , continua Battelli, ” finchè non siamo usciti dalle calme. Il motore lo abbiamo lasciato acceso ancora un pò, poi abbiamo deciso di spegnerlo. Non sarebbe più ripartito.

Arrivati a San Francisco, siamo passati sotto il Golden Gate a un nodo. All’imboccatura del porto ci aspettava il Console italiano, che ci era venuto in contro con una grossa barca a motore. Aveva proposto di rimorchiarci fino all’ormeggio, ma il Comandante aveva rifiutato con sdegno . C’era vento e bisognava fare la manovra di bolina stretta. Due mani di terzaroli alla randa, trinchettina e via.  Bruno Petronio detto Peppo, uno dell’equipaggio alto un metro e novantacinque, un colosso, provvedeva a cazzare la scotta con le mani a ogni virata, in modo da accelerare la manovra”.(1)

Epilogo

“Otto straordinari , indimenticabili mesi, che l’Ammiraglio Battelli e i suoi compagni di avventuranon hanno mai dimenticato.

” e pensare che lo abbiamo odiato, quando ci mandava una, due, tre, quattro volte per turno a prua a cambiare un fiocco per far andare più veloce la barca… Avevamo fatto la nostra regata, dovevamo solo tornare a San Francisco e poi prendere un aereo. Ma fino all’ultimo giorno ha voluto che il Corsaro andasse al massimo. Perchè lui soffriva proprio se la barca non andava come avrebbe dovuto.

Aveva una capacità istintiva di affrontare le situazioni, non doveva nemmeno pensare cosa fare: lo faceva e basta. Una volta eravamo davanti a Santa Barbara in California con vento fresco. Si rompe improvvisamente la scotta del fiocco. Non passa nemmeno un secondo e lui grida al timoniere: “Vira”. Era la cosa giusta da fare, l’unica. Ma chiunque altro ci avrebbe messo almeno mezzo minuto per reagire. Lui no.”

 

(1) dal libro di Giuliano Gallo: IL PADRONE DEL VENTO – La lunga vita felice di Agostino Straulino

(2) rimando al link

(3) Giovanni Iannucci – Corsaro II 1965 – Notiziario CSTN n. 15 pag. 7 e 8

 

il miei acquerelli

Sul Corsaro secondo ho fatto due acquerelli:

Sandro Feruglio – Il “Corsaro II” alla Transpacific Yacht Race del 1961

Per scrivere sul passe-partout, ho utilizzato un foglio di cm 46X61.

Il dipinto misura 26cmx41.

L’acquerello è incorniciato con una leggera cornice di ciliegio. Dimensioni totali del quadro cm.49×64

Il quadro è in vendita a  € 400,00 ( compresa la cornice),  più spese di spedizione

Sono disponibili stampe del dipinto:

Stampa su carta martellata firmata dall’autore cm 33×40 € 20,00 più spese di spedizione ( in Italia 15,00€ )

 

L’altro acquerello ritrae il Corsaro II in navigazione con mare agitato:

Sandro Feruglio – Il Corsaro II in navigazione con mare grosso

Acquerello  cm. 31×41  Carta Arches da 300 gr./mq

L’acquerello è incorniciato con una cornice di ciliegio. dimensioni del quadro cm 47×57 Il quadro è in vendita a € 400,00 ( cornice compresa) + spese di spedizione

Sono disponibili stampe del dipinto: Stampa su carta martellata , stesse dimensioni dell’originale , autenticate dall’autore

€ 20,00 + spese di spedizione ( 15,00).

Per richiedere il dipinto o le stampe, manda una mail di richiesta  a:

sandroferuglio50@gmail.com

 

1 Comment

  1. Fazio Feanco

    Ho conosciuto il TV Timossi Ufficiale In seconda sulla Corvetta Licio Visentini nel 1967 grande uomo di mare di poche parole e di grande intuito anche per essere ligure/piemontese, ma che poco ho conosciuto delle loro imprese di grandi navigatori e marinai.

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