Dragamine ” QUERCIA” M5517 (classe Abete ) ex U.S. Navy MSC 137

Dragamine ” QUERCIA” M5517 (classe Abete ) ex U.S. Navy MSC 137

Operazioni di dragaggio in Liguria negli anni ’70

Ho sempre guardato con simpatia i dragamine, sopratutto quelli di legno che operavano in Marina negli anni settanta, quando anch’io ero in marina per il servizio militare.

Recentemente ho ricevuto l’incarico di fare il ritratto del dragamine ” Quercia”, quale migliore occasione per approfondire la conoscenza con queste unità navali, ormai del passato.

Qualche cenno sull’attività di dragaggio

Il dragamine è una nave militare appositamente progettata per la bonifica dei tratti di mare minati. Sebbene sia spesso usata come sinonimo, in quanto i compiti sono analoghi, si distingue dal cacciamine, in quanto il compito di queste unità è la localizzazione e la distruzione di mine navali, con la priorità dell’individuazione.

Il dragamine viene di solito utilizzato per ripulire ampie superfici da mine a bassa tecnologia, quali quelle ancorate sul fondo per mezzo di cavi o quelle galleggianti. Questi ordigni vengono fatti esplodere producendo potenti impulsi elettromagnetici o acustici da apparecchiature rimorchiate. Questi sistemi rimorchiati (detti linee di dragaggio) creano dei corridoi liberi da mine per la navigazione.

Il cacciamine invece è dotato di sistemi più sofisticati per contrastare le mine da fondo moderne.

Il dragamine traina uno o più cavi di dragaggio a cui sono agganciati vari dispositivi aventi la funzione di mantenere i cavi alla profondità richiesta e alla distanza voluta dalla scia del dragamine per mantenere la distanza di sicurezza tra la nave e l’apparecchiatura in grado di attivare le mine.

Lungo i cavi sono fissate, ad intervalli regolari, delle cesoie automatiche, meccaniche o esplosive, in grado di cesoiare i cavi di ormeggio delle mine.

Possono essere trainate, a varie quote, anche delle reti per il dragaggio delle mine mobili.

Per le mine aventi inneschi magnetici vengono trainati dei cavi conduttori in cui viene fatta passare una forte corrente elettrica in modo da formare un campo magnetico in grado di attivare la mina.

Per le mine ad innesco acustico si ricorre a campane a membrana installate sullo scafo del dragamine, ad apparecchi trainati o sistemi che distribuiscono micro-cariche esplosive. Per le mine che si attivano per la variazione di pressione idrostatica dovuta al passaggio di uno scafo, vengono trainati delle zattere galleggiati compartimentate o dei grandi involucri pieni d’acqua.

Per la presenza nelle mine di un contatore di attivazione in grado di attivare la mina solo dopo un numero prefissato di passaggi, l’attività di dragaggio comporta numerosi passaggi dei dragamine. ( fonte wikipedia)

 Cenni storici sul minamento ( da un articolo  del Contrammiraglio Franco Eccher apparso sulla rivista Marinai d’Italia il 29.04.2010 )

Il debutto “ufficiale” della mina può essere considerato nella guerra d’indipendenza americana, quando gli statunitensi nel 1778 affidarono  alla corrente del fiume Delaware artigianali barilotti esplosivi “a contatto” per danneggiare le navi inglesi ancorate davanti a Filadelfia con risultati deludenti.

A metà dell’ 800 la mina cominciò a diventare una componente fissa delle operazioni navali: nella guerra di Crimea con la marina Russa che realizzò dei campi “difensivi” nelle acque di Sebastopoli; nella guerra di secessione americana con l’affondamento o il grave danneggiamento di 35 navi per un totale di 23.000 tonnellate; nella guerra russo-turca.

Nel 1905 Ci fu un buon salto tecnologico con la posa di mine in mare aperto durante guerra russo-giapponese.

Nella 1° guerra mondiale venne fatto largo uso di campi minati, anche “offensivi”, posati cioè nelle acque nemiche.

In particolare i tedeschi realizzarono minamenti in acque inglesi provocando l’affondamento, tra l’altro, dell’incrociatore leggero Amphion e della corazzata Audacious.

Contemporaneamente furono sviluppate le prime forme di dragaggio che, dovendo contrastare solo mine ormeggiate (ad urto), erano rappresentate, da pescherecci o o semplici natanti in ferro, naviganti a coppie con un cavo rimorchiato a sciabica nel tentativo di trascinare le mine verso più bassi fondali, tanto da farle affiorare e distruggerle poi con le armi da fuoco; procedura rischiosa che causò molte perditetra le unità draganti e sollecitò la ricerca di nuove forme di contrasto, sia passive con l’auto-protezione delle navi maggiori (paramine), sia attive con la realizzazione di unità dedicate.

Nel corso del conflitto vennero posate circa 250.000 mine; i soli tedeschi ne posarono circa 43.000, provocando la perdita di circa  un milione di tonnellate di naviglio tra cui quasi 600 unità inglesi e oltre 200 mezzi di dragaggio dei 725 complessivamente impiegati nelle acque della Manica.

Dagli anglo-francesi nel solo 1918 venne operato nel Mare del Nord uno sbarramento di oltre 70.000 mine.

I turchi nei Dardanelli all’inizio del 1915, con l’impiego simultaneo di batterie costiere, siluri e campi minati, per la prima volta in versione “ anti sbarco” impedirono l’operazione anglo-francese volta alla conquista dal mare dell’Isola di Gallipoli; i tentativi di forzamento del blocco  furono fonte di grosse perdite tra cui numerosi dragamine e navi da battaglia come le corazzate inglesi Ocean e Irresistible e la francese Bouvert. I risultati ottenuti e le nuove tecnologie incentivarono l’impiego di mine.

Tipi di mine utilizzate nel corso della II guerra mondiale

Mine ormeggiate a contatto . Erano costituite da una sfera ( o cilindroide), chiamata cassa,  contenente l’esplosivo e munita di protuberanze ( urtanti)  il cui piegamento causava la rottura della fialetta che vi era contenuta con conseguente versamento del liquido nella batteria e innesco della mina.

Nelle mine ormeggiate italiane più grandi ( P200), vi erano circa 200 Kg di esplosivo

Mina navale Italiana P200

Vi furono dei tentativi di mine ormeggiate con congegni magnetoacustici ( esplosione a distanza), ma con scarso successo proprio per il poco esplosivo contenuto.

Il fondale di posa delle mine ormeggiate poteva raggiungere qualche centinaio di metri, altre i quali il peso del cavo d’ormeggio , superando la spinta positiva le faceva affondare.

Mine a contatto alla deriva. Non erano permesse, ma sembra siano state utilizzate nel canale di Sicilia. Erano lasciate alla deriva sovracorrente prima del passaggio dei convogli e, se non esplose, probabilmente finivano sui bassi fondali e quindi affioravano. Sono le precedenti mine, private dell’ancoraggio ed opportunamente appesantite da una catenaria che le manteneva ad una certa quota e, strisciando sul fondo , ne rallentava lo spostamento.

Mine da fondo ad influenza magnetica e/o acustica. Furono utilizzate durante gli ultimi anni di guerra. Sono a spinta negativa, molto più grosse e con più esplosivo delle precedenti ( oltre i 500Kg), non avendo necessità di spinta. L’innesco avviene per il rumore e per le variazione di campo magnetico provocati dal passaggio della nave. Nella seconda guerra furono prevalentemente posate in prossimità dei porti e delle rotte con fondali medio-bassi a causa del loro limite operativo che, per le navi di superficie , non superava i 60 metri oltre i qualila loro eventuale esplosione sarebbe stat poco efficace a meno di essere esattamente sotto la verticale del bersaglio. I campi minati erano costituiti da file di mine numericamente variabili a seconda dell’impervietà che si voleva dare al campo e a distanza tale da evitare le esplosioni a catena per onda d’urto. Le mine potevano essere di un solo tipo o miste ormeggiate e ad influenza.

Situazione dei mezzi alla fine del conflitto

Alla fine della guerra parte dei mari circostanti l’Italia erano infestati da mine ormeggiate ( ad urto) e da fondo ad influenza magneto-acustica posate anche in alcuni porti ed avamporti ( un centinaio solo alla Spezia ed alcune centinaia a Genova, dai tedeschi in ritirata), con difficoltà aumentate anche dalla presenza di relitti che ostacolavano un corretto percorso navale in sicurezza. A queste si aggiungeva il rischio residuo di mine alla deriva ( armi ad urto in preda alle correnti) che, sebbene in numero limitato,aumentavano il rischio di chi navigava. Il problema assunse priorità vitale perché la rinascita della nazione e la ripresa del suo sviluppo non poteva prescindere al maree dalla necessita di bonificarle rotte, gli accessi ai porti ed i porti stessi da tale insidia di difficile quantificazione immediata perché messa in atto da tutti i belligeranti.  Da cui derivò la necessità di un gran numero di dragamine che la Marina non aveva, menomata sia dagli affondamenti bellici sia dalle clausole dell’armistizio.

Tuttavia, nonostante l’impiego di tutte le unità adattabili alla neutralizzazione dei campi minati, tra cui le poche corvette classe Ape rimaste in assegnazione ( vennero sostituiti gli scarica-bombe poppieri con le apparecchiature di dragaggio meccanico), alcuni rimorchiatori, motopescherecci ed altro naviglio minore, i mezzi erano insufficienti e di modesta funzionalità per un’impresa di tale spessore. Mancavano, tra l’altro,le unità “amagnetiche”idonee per le mine da fondo ad influenza.

Si cercò quindi di ricorrere alle marine alleate ottenendo nel 1946 la cessione temporanea da parte della Marina Britannica di 16 dragamine “amagnetici”tipo MMs da 200 tonnellate ( restituiti nel 1951) e la cessione definitiva di 16 dragamine meccanici da 500 tonnellate ( tipo Trawler),aventi scafo in ferro sufficientemente smagnetizzato e dotato di apparecchiatura meccanica del tipo “ oropesa”.

Dragamine DR 312 ex HMS Gavotte T 115

Il primo gruppo costituì la classe “200” e svolse un’attività preziosissima,specie nel primo periodo postbellico, per il dragaggio megnetico dei porti e delle acque litoranee. Il secondo gruppo costituì la cosiddetta classe “300”, radiati nel 1965.

Dragamine DR 301 ex HMS Burra T 158

Nel 1947 vennero acquistati dagli stati uniti  17 YMS, unità di nuova generazione ( varati nel 42/43) , che costituirono la classe “ 400 “ o classe “ Fiori”

 

La Classe 400 o Classe Fiori sono stato dei dragamine costieri amagnetici di origine americana entrata in servizio nella Marina Militare Italiana nel secondo dopoguerra. Le unità avevano lo scafo in pino dell’Oregon. Le unità erano, ex YMS americani costruiti negli Stati Uniti ed in servizio nella Marina inglese. Vennero acquistati dall’Italia nel 1947 e rimasero in servizio sino al 1967.

Le unità erano dei motodragamine BYMS (B indica British) ordinati dalla Royal Navy agli Stati Uniti dopo la firma della legge “Affitti e Prestiti” dell’11 marzo 1941 L’ordinativo iniziale della Commissione inglese era di 80 unità navali (da 1 a 80) successivamente elevato a 250, ma il secondo ordine di 170 unità venne rilevato dalla US Navy a fronte delle esigenze belliche. Poiché le unità britanniche e quelle americane avevano una numerazione concorrente e separata si è verificato il caso che esistessero BYMS e YMS con lo stessoidentificativo numerico. Nel corso del conflitto 53 unità (il loro distintivo ottico YMS era compreso tra 137 e 284) delle 170 richieste nel secondo ordinativo vennero effettivamente trasferite alla marina inglese conservando lo stesso distintivo ottico americano. Tra dicembre 1943 e aprile 1944, allo scopo di evitare confusioni, tutti i dragamine della Royal Navy del tipo BYMS aggiunsero 2000 al proprio numero individuale, ma restando sempre identificati come BYMS.

Le unità del tipo BMYS consegnate all’Italia furono 17, in due serie: la serie Azalea (11 unità) con un fumaiolo e la serie Anemone (6 unità) con due fumaioli, avevano il medesimo scafo con soprastrutture diverse. ( fonte Wikipedia)

Unità della classe “fiori

Dragamine Anemone M5400 ex Byms 2009 (Yms prima serie con 2 fumaioli)

  • “Anemone” (ex “BYMS 2009″)
  • “Azalea” (ex “BYMS 2142″)
  • “Begonia” (ex “BYMS 2073″)
  • “Dalia” (ex “BYMS 2141″)
  • “Fiordaliso” (ex “BYMS 2277″)
  • “Gardenia” (ex “BYMS 2150″)
  • “Gladiolo” (ex “BYMS ? “)
  • “Magnolia” (ex “BYMS 2206″)
  • “Orchidea” (ex “BYMS 2037″)
  • “Primula” (ex “BYMS 2278″)
  • “Tulipano” (ex “BYMS 2194″)
  • “Verbena” (ex “BYMS 2280″)
  • “Biancospino” (ex “BYMS 2012″)
  • “Geranio” (ex “BYMS 2014″)
  • “Mughetto” (ex “BYMS 2023″)
  • “Narciso” (ex “BYMS 2024″)
  • “Oleandro” (ex “BYMS 2027″)

I dragamine Begonia e Dalia vennero usati dalla Guardia di Finanza fino al 1983 come navi scuola rispettivamente con i nomi “Oltremonti” e “Avallone

Avevano lo scafo in legno ed erano dotati di doppio cavo di dragaggio, di apparecchiatura magnetica ed acustica. Con il loro arrivo le capacità operative del settore ebbero un salto di qualità. Secondo “l’almanacco storico delle navi militari italiane 1861-1965”, alla fine del 1949 l’Italia disponeva di 65/70 dragamine veri e propri:

Il varo della VAS 303 della Regia Marina, il 6 ottobre 1942. Apparteneva alla serie 3° della vedette antisommergibile che la R.M. costruì nel periodo bellico per esigenze della difesa e della vigilanza delle acque e degli accessi costieri. Da esse derivano i successivi DV, dragamine di vigilanza.

11DV (Dragamine di Vigilanza), impostati durante la guerra e costruiti nell’immediato dopoguerra, 17 ex YMS americani tipo anemone (classe fiori), 16 inglesi (classe “200″) poi restituiti nel 1951, 16 ex inglesi classe “300″, 6 ex R.D. ( Rimorchiatore Dragamine), costruiti negli anni ’20. Le esigenze e le priorità del momento furono talmente sentite che vi fu un incremento rapido della quantità e della qualità del settore.

A partire da metà degli anni 50, alla classe “fiori” si aggiunsero le unità da esse derivate, prima assemblate e successivamente costruite nei cantieri italiani  Classe Adjutant.

I dragamine classe ” LEGNI”

I dragamine classe Adjutant sono state unità costruite per il dragaggio di mine navali, realizzate a partire dagli anni cinquanta per Marine di stati alleati degli Stati Uniti tra cui la Marina Italiana, nell’ambito del Mutual Defense Assistance Program

(fu un programma di aiuti militari degli Stati Uniti  per sostenere i propri alleati nella lotta contro il mondo comunista durante la guerra fredda. Il programma ebbe inizio nel 1949 contemporaneamente al piano Marshall e prevedeva la fornitura di materiale militare a condizioni molto vantaggiose; è durato fino agli anni ‘70.)

(Nell’ambito di tale programma l’Italia ha ricevuto alcuni aerei da caccia, alcuni  sommergibili classe Gato e classe Balao alcuni cacciatorpediniere classe Fletcher , alcune navi ausiliarie; facevano parte di questo programma anche le unità della classe Artigliere e della Classe Aldebaran.)

Alcune unità destinate agli stati europei, vennero realizzate negli Stati Uniti su specifiche N.A.T.O. e trasferiti alle marine europee, altre vennero costruite sullo stesso progetto nei cantieri europei, alcune su commesse “Off Shore”, costruite con i fondi M.D.A.P., messi a disposizione dagli Americani, per incrementare le capacità difensive dell’Europa Occidentale, accrescendone contemporaneamente la produzione industriale.

Inizialmente questi dragamine vennero classificati AMS (Auxiliary Minesweeper Series) cioè dragamine ausiliari, successivamente vennero riclassificati MSC (Coastal MinesweeperClass) cioè dragamine costieri

La prima serie denominata Classe Abete era costituita da 17 unità realizzate negli Stati Uniti su specifiche N.A.T.O. e trasferiti alla Marina Militare Italiana, La seconda serie formata da 19 unità costruite in cantieri italiani sullo stesso progetto, di cui le prime 12 unità hanno costituito la Classe Agave, mentre le ultime 7 unità costruite su commessa “Off Shore” nei Cantieri di Monfalcone hanno costituito la Classe Bambù. Le unità della prima serie erano state classificate durante la loro costruzione AMS (Auxiliary Minesweeper Series) cioè dragamine ausiliari mentre quelli della seconda serie MSC (Coastal Minesweeper Class) cioè dragamine costieri.

La prima serie, denominata Classe Abete era costituita da 17 unità realizzate in cantieri americani su specifiche N.A.T.O. e trasferite alla Marina Militare.

 

  • M 5501 Abete
  • M 5502 Acacia
  • M 5503 Betulla
  • M 5504 Castagno
  • M 5505 Cedro
  • M 5506 Ciliegio
  • M 5507 Faggio
  • M 5508 Frassino
  • M 5509 Gelso
  • M 5510 Larice
  • M 5511 Noce
  • M 5512 Olmo
  • M 5513 Ontano
  • M 5514 Pino
  • M 5515 Pioppo
  • M 5516 Platano
  • M 5517 Quercia 

La seconda serie era formata da 19 unità costruite in cantieri italiani sullo stesso progetto della Classe Abete. Le prime dodici hanno costituito la classe Agave, le ultime sette, realizzate su commessa “Off Shore”, hanno costituito la classe Bambù e come molte altre di quel periodo sono state costruite con i fondi M.D.A.P., messi a disposizione dagli Americani, per incrementare le capacità difensive dell’Europa Occidentale, incrementandone contemporaneamente le capacità di produzione industriale.

Unità classe Agave

Dragamine Edera M5533 negli anni ’80

  • M 5531 Agave C.R.D.A. Monfalcone varato il 27 giugno 1955
  • M 5532 Alloro C.R.D.A. Monfalcone varato l’11 luglio 1955
  • M 5533 Edera C.R.D.A. Monfalcone varato il 25 luglio 1955
  • M 5534 Gaggia cantiere Baglietto di Varazze varato il 15 dicembre 1955
  • M 5535 Gelsomino cantiere Baglietto di Varazze varato il 5 marzo 1955
  • M 5536 Giaggiolo cantiere Picchiotti di Viareggio varato il 29 gennaio 1956
  • M 5537 Glicine cantiere Picchiotti di Viareggio varato il 25 maggio 1956
  • M 5538 Loto cantiere Celli di Venezia varato il 19 dicembre 1956
  • M 5539 Mirto cantiere Breda di Marghera varato il 29 novembre 1954
  • M 5540 Timo cantiere Costaguta di Voltri varato il 19 dicembre 1955
  • M 5541 Trifoglio Cantieri Navali di Taranto varato il 20 maggio 1955
  • M 5542 Vischio cantiere Mediterraneo di Pietra Ligure varato il 20 maggio 1956.

 Classe Bambù

Le unità della Classe Bambù sono state tutte realizzate negli stabilimenti C.R.D.A. di Monfalcone.

 

  • M5521 Bambù varato il 2 maggio 1955
  • M 5522 Ebano varato il 5 aprile 1956
  • M 5523 Mango varato il 19 aprile 1956
  • M 5524 Mogano varato il 3 maggio 1956
  • M 5525 Palma varato il 18 novembre 1956
  • M 5526 Rovere varato il 15 dicembre 1956
  • M 5527 Sandalo varato il 19 gennaio 1957

Il Dragamine ” QUERCIA”5517

Venne costruito nel cantiere Cantieri Bellingham Washington ( all’epoca il più grande cantiere cantiere navale di proprietà privata negli Stati Uniti . Video su You tube:http://youtu.be/is4798eH1-E). Consegnato il 4/novembre 1954,

Dislocamento 375

Lunghezza 43,87

Larghezza  8,07

Pescaggi 2,59

Propulsione :due motori da 900 hp

Velocita: 14 nodi

Equipaggio : 38

 

Il mio dipinto

Il mio comittente fu imbarcato sui 3 dragamine che componevano la squadriglia , nei primi anni settanta:  Platano Noce Quercia che operarono prevalentemente nelle acque liguri. Mi racconta che gli era rimasto in mente particolarmente le operazioni di dragaggio nelle acque dello  scoglio Ferale. Pensai quindi di ambientare il ritratto della nave in quel tratto di mare.

Un piccolo disegno ad acquerello serve per  fissare l’idea  Cm 28 x cm.9

Operazioni di dragaggio nelle acque dello scoglio Ferale

A questo è seguito un secondo acquerello per ricostruire la scena nella dimensione che avevo ritenuto più consona per il dipinto: Cm 30X40

Dragamine Quercia 5517e Dragamine Noce 5511

Quindi sulla base dell’acquerello ho dipinto la scena ad olio, ottenendo il risultato definitivo:

il dipinto ad olio cm. 30X40

Particolare: le operazioni di dragaggio

Operazioni di dragaggio

Lo scoglio Ferale , vicino a Campiglia Tramonti

Scoglio Ferale

Il cavalletto:

Il cavalletto.

 

 

7 Comments

  1. nostalgia

    elettricista membro dell’equipaggio del Quercia negli anni settanta presentemente residente in Florida USA. A volte penso cosa avra deciso il fato per tutti questi anni al resto dell’equipaggio.
    ciao Eliano Baccini

  2. Roberto

    Quanta nostalgia,leggendo queste righe nel 1976 ero imbarcato sul Dr Faggio 5507 ricordo con gioia quel periodo in Marina

  3. Maro 2a classe 5 47 Dragamine noce comandante eccezionale equipaggio tutti per uno quanta nostalgia sono fiero di essere un marinaio anno di inbarco ottobre 1966 a tutti un augurio

  4. umberto

    sono commosso a ricordare quei tempi, sottocapo RD sul Dragamine Pino anno 1967/69. Viva la Marina :-)

  5. Giuseppe

    Sgt. ECG 5/82 Imbarcato da 4/9/82 al 30/11/83 su cacciamine PLATANO.
    Periodo indimenticabile. Un saluto a tutti.

  6. Ho fatto parte del primo equipaggio del dragamine Agave e pure di Alloro ed Edera dalla consegna a Monfalcone fino a giugno 1959 spero che qualcuno sia ancora vivo e in salute viva la MM

  7. rizzoli ferruccio

    orgoglioso di essere marinaio leva “secondo 50″ imbarcato 25 agosto 1970 su dragamine “Bambù”fino a congedo 20 febbraio 1972 bellissimo equipaggio con alcuni sono ancora in contatto Longhi,Bertacchini, Alberi, Comand in seconda Carlucci ecc.GRAZIE MARINA ITALIANA per la bellissima esperienza

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