Alba di Gloria – Cento anni dall’azione di Premuda 10 Giugno 1918

Alba di Gloria – Cento anni dall’azione di Premuda 10 Giugno 1918

FU LA PIU’ STRAORDINARIA IMPRESA NAVALE ITALIANA DI TUTTA LA GUERRA: DA SOLO , IN MARE APERTO, IL MAS PENETRA NELLA SQUADRA NEMICA E C OLPISCE IL GIGANTE.

 Un po di Storia,per inquadrare gli avvenimenti

Con l’entrata in guerra dell’Italia al fianco dell’Intesa (24 maggio 1915) l’Austria-Ungheria si trovò tagliata fuori dal resto del Mediterraneo, in quanto il Canale d’Otranto era presidiato dalle navi alleate. La stessa sera della dichiarazione di guerra italiana l’intera flotta austro-ungarica salpò dai porti di Pola, Sebenico e Cattaro avendo come obiettivo le coste italiane. I primi cannoneggiamenti provocarono danni ad Ancona, ma anche a RiminiViesteManfredoniaBarletta, così come a ponti e linee ferroviarie situate lungo la costa; l’Arsenale di Venezia fu invece oggetto di un’incursione aerea. I primi attacchi della Kriegsmarine riuscirono a sorprendere le difese italiane senza subire alcuna perdita. Ben presto la strategia navale italiana e austriaca fu tuttavia improntata a grande cautela e per tutta la durata della guerra non ebbero luogo grandi scontri tra le due marine: libera solamente di circolare nell’Adriatico, la k.u.k. Kriegsmarine venne difatti destinata principalmente ad operazioni difensive (principalmente scorta convogli rifornimento destinati al fronte settore costiero e del Carso isontino, mentre le nuove e potenti corazzate furono tenute al sicuro nei porti secondo una strategia di potenza dissuasiva (fleet in being). Da entrambe le parti venne impiegata la tattica delle rapide incursioni contro il naviglio nemico (soprattutto sottomarini e motosiluranti). Il 1917 fu un anno di svolta ai vertici della Kriegsmarine e vide l’avvicendamento di tre ammiragli: morto l’ammiraglio Haus, il suo successore Maximilian Njegovan chiese il pensionamento in seguito ad alcuni ammutinamenti , e fu così che in modo inaspettato l’ammiraglio ungherese Miklós Horthy assurse al rango di comandante della flotta. Più audace dei suoi predecessori, Horthy tentò più volte di forzare il blocco del canale d’Otranto ma senza esito; un primo tentativo ebbe luogo il 15 maggio 1917, quando la marina austro-ungarica – pur numericamente inferiore – ebbe la meglio su una flotta congiunta italo-franco-inglese. L’episodio, in cui l’Intesa perse due torpediniere e 14 navi a vapore, rappresentò il maggiore scontro navale del Mediterraneo nella prima guerra mondiale, ma il blocco del canale d’Otranto rimase ciò nondimeno operativo.(1)

L’azione decisiva progettata  da Horty

Il piano di battaglia  , con cui si muove la flotta austriaca, è stato  ideato l’ammiraglio Miklos Horty: Riunire a Cattaro la squadra navale dell’alto Adriatico e muovere in formazione contro lo sbarramento del Canale di Otranto che di fatto teneva segregata la flotta da battaglia austriaca nell’Adriatico, sfondare le ostruzioni e cogliere la flotta italiana alla fonda nel porto di Taranto, distruggendola, in concomitanza con l’offensiva austro ungarica sul Piave . Si voleva quindi sferrare un colpo decisivo per decidere le sorti della guerra. Le corazzate della classe ” VIRIBUS UNITIS Le navi da battaglia da impegnare nell’azione, sono quattro: la” Prinz Eugen” e la “Viribus Unitis“, da Pola si sono già spostate nella munitissima e riparata base di  Cattaro , la ” Tegetoff” e la “Szent István” ora devono raggiungerle  e la manovra avviene nella notte sul 10 giugno 1918. Le quattro corazzate appartengono alla medesima classe denominata “ Viribus Unitis” dal nome della prima unità della serie

“Szent Istvan” cioè Santo Stefano corazzata appartenente alla classe Viribus Unitis

Sono unità del tipo “dreadnoughts” impostate tra il 1910 e il 14 tutte costruite nello Stabilimento Tecnico Triestino, tranne la “Santo Stefano” costruita a Fiume nei cantieri Danubius. Sono navi lunghe 151 metri , larghe 27,30 con un dislocamento poco superiore alle 20.000 tonellate. Le macchine ( turbine a vapore alimentate da 12 caldaie a carbone) sviluppavano una potenza di circa 25 mila cavalli spingendo la nave ad una velocità massima di 20 nodi. La sera del 9 giugno , quindi, salpava da Pola il secondo scaglione della K.K.Flotte (kaiserliche und königliche Kriegsmarine )che era composto, come si è detto dalla “Santo Stefano” e dalla ” Tegethoff“, scortate da naviglio leggero. La formazione navale Austriaca naviga verso Sud Piccoli incidenti senza importanza avevano però causato un ritardo di mezz’ora nella partenza, nessuno si preoccupò per il piccolo ritardo che non portava variazioni di sorta sulla breve crociera di trasferimento . Tutt’al più la formazione navale sarebbe arrivata a destinazione trenta minuti dopo il previsto. Ma questo piccolo ritardo , come poi vedremo , porterà ad esiti fatali. Uscita dal porto la formazione navale navigava verso Sud. Il cacciatorpediniere “Velebit” apriva il convoglio , seguito dalla nave ammiraglia “Santo Stefano” e dalla ” Tegetoff“. Sulla destra rispetto alla direzione di marcia si trovavano le torpediniere 77, 76 e 81. A sinistra la 79, l’87 e la 78. La 76 e l’87 fiancheggiavano la”Santo Stefano“, l’81 e la 78 navigavano ai fianchi della “Tegetoff“. La 77 e la 79 seguivano la “Velebit” e precedevano la ” Santo Stefano

La missione dei M.A.S. Italiani 15 e 21

Il Mas 15 nel porto di Ancona

 

Il Mas 21 ormeggiato nel porto di Ancona

Luigi Rizzo era già salito agli onori militari per aver affondato sei mesi prima la corazzata ” Wien“, nel porto di Trieste . Insignito di Medaglia d’oro al Valor Militare era stato promosso Capitano di Corvetta e trasferito ad Ancona, al comando di una sezione di Mas. Da Ancona era partito, per una missione di routine: con la sua sezione, composta dai Mas 15 e Mas 21 doveva dragare il canale tra le isole di Gruiza e Premuda , in acque nemiche, quindi di notte ( in una notte senza luna) terminare le operazioni alle 2,30 e ritornare nella zona del “rendez-vous” dove lo avrebbero atteso due torpediniere che lo avrebbero trainato di nuovo ad Ancona.

Questi gli equipaggi delle due unità italiane:

Foto ricordo degli equipaggi, qui sono ritratti 11 dei 15 partecipanti

 

Elenco del personale che partecipò alla missione

Circa l’elenco del personale che partecipò all’impresa riporto un precisazione segnalata dal Com.te Giovanni Libardo presidente emerito dell’ANMI di Lerici: “il Sig. Manfredi non era un Motorista , ma MOTONAUTA di seconda Classe, promosso a prima Classe dopo l’azione di Premuda., così venivano denominati i Volontari .Emilio Manfredi di Lerici era un Vice Console che si arruolò come Volontario; erano dei Marinai che mettendo a disposizione le loro imbarcazioni provvedendo alla sorveglianza ravvicinata delle coste.
Il 9 Giugno 1918 il Manfredi era a passeggiare lungo una banchina di Ancona quando incontrò il C.te Rizzo, il quale,conoscendolo, gli chiese cosa facesse lì. La risposta: aspetto qualche ordine. Rizzo, allora, gli disse viene con me darai una mano a Gori, andiamo a farci una passeggiata in  casa austriaca. E così Manfredi si trovò in primo piano a Premuda guadagnandosi la Medaglia d’Argento Motu proprio”.

La missione si svolge secondo la pianificazione voluta dal Com.te Rizzo . I MAS mollano gli ormeggi alle 17 e vengono trainati nella zona operativa da due torpediniere ( per non intaccare l’autonomia operativa in missione delle due piccole imbarcazioni). Alle 21.30 il due MAS si sganciano dai rimorchi ed iniziano le operazioni di dragaggio del canale tra l’isola di Asinello e l’isolotto di Gruiza. Compiono il loro lavoro indisturbati , poi restano qualche tempo in osservazione.  Verso le 2,00 antimeridiane la loro missione  si era conclusa , ma una piccola avaria li costrinse a indugiare nelle acque di Gruiza ancora una mezz’ora . Gli scherzi del Destino :  trenta minuti aveva perduto la squadra austriaca a Pola . Senza quella piccola avaria i due nemici probabilmente non si sarebbero incontrati. Alle 2,30 del mattino del 10 giugno quindi , si dirigono verso il punto di rendez-vous con le Torpediniere che li rimorchieranno ad Ancona.

Ma mentre muove verso l’appuntamento, Rizzo scorge verso nord, pur nell’oscurità della notte senza luna ma in un cielo che verso l’alto comincia ad essere meno scuro per l’aurora incombente ( siamo vicini al solstizio d’estate), una oscurità diversa che potrebbe essere del fumo. Ma lasciamo che sia lui a raccontarcelo…

Il racconto di Luigi Rizzo

“Potevano essere le tre: era ancora notte, ma non più completamente buio. Avevamo il rampino a mare ed incrociavamo sperando di incocciare qualcosa, ma inutilmente.. A lento moto, il tempo non passava mai, sicchè per far venire presto l’alba, mi mettevo di tanto in tanto al timone… Tutto il canale di Luttostrak era stato rampinato: nulla. Non ci rimaneva ormai altro da fare che salpare il rampino e ripiegare sul punto A dove avevamo lasciato le due torpediniere. Così decido: consegno il timone a Gori e gli indico la rotta per il punto A. Prendo un salvagente avvoltolato come cuscino e mi sdraio sul ponte, con la faccia alle stelle. La notte è rugiadosa e mi sento intorpidito: col lieve rullio, le stelle corrono da un capo all’altro del bordo: ed io le inseguo metodicamente, mezzo assopito… Quand’ecco, a dritta, al nord, lontano sull’orizzonte, delle nuvole di fumo!  Dalla parte di Pola? Ma allora non possono essere nostre unità: ad ogni modo è da escludere che siano le nostre torpediniere, perché quelle debbono trovarsi a ponente, verso la nostra prora. E poi sono troppo guardinghe e fumo non ne fanno. Dunque i fumi sono nemici. Subito mi viene il dubbio che dalla stazione di vedetta di Gruica abbiano potuto scorgere i Mas: avranno dato l’allarme a Lussin, ed ecco che hanno inviato dei cacciatorpediniere per darmi la caccia. Chiamo Gori e gli mostro il fumo che si fa sempre più manifesto, che si avvicina. Noi stiamo navigando verso il largo e probabilmente chi viene alla nostra ricerca ancora non ci ha scorti…ma io sono impaziente di appurare di che si tratta. Perciò accosto a dritta e dirigo verso il fumo. Noi siamo pronti a tutto: del resto anche se tentassimo di sottrarci a tutta forza, non potendo sviluppare più di venti miglia, una volta avvistati saremmo inseguiti, cannoneggiati, affondati… Meglio approfittare della luce ancora incerta e se possibile farsi sotto ed attaccare… A piccolo moto, seguito dal Mas 21, dirigo incontro al fumo, prendendo la rotta di collisione…  Aguzzo lo sguardo ed intravedo le soprastrutture di grosse navi, forse un convoglio? Ma quelle sono corazzate e tutt’intorno delle siluranti! Attento Gori! Avvertire Mas 21 che abbiamo di prua una divisione navale, certamente nemica…Il cuore mi da un tuffo: c’è da fare buona caccia stamane…”

L’attacco dei MAS

lo schema dell’azione

Il commodoro Seitz era il comandante della formazione navale austriaca il suo comando era sistemato a bordo della “Szent Istvan”, nell’alba che si annunciava guardava accigliato le volute di fumo nero che uscivano dai fumaioli delle sue unità. Male, malissimo! Quel fumo poteva essere visto esattamente come le luci dei fanali! Occorreva fare qualcosa per eliminarlo o per lo meno per attenuarlo.

Troppo tardi. Rizzo aveva gia’ veduto. A bordo dei MAS ora nessuno parlava. Fumo nero a nord, sull’orizzonte che veniva svelandosi tra i vapori dell’alba. Rizzo mormorò ” navi in arrivo, ci hanno scoperto, vengono ad attaccarci..” e guardò il cielo . Presto sarebbe stato abbastanza chiaro . Era troppo tardi per andarsene, i caccia lo avrebbero avvistato e si sarebbero gettati all’inseguimento facendo fuoco con i cannoni. Tardi per fuggire, ma non per attaccare. Era ancora possibile fasi sotto celandosi nella parte scura dell’orizzonte, farsi sotto e sorprendere il nemico attaccando per primi.

i due Mas puntarono quindi verso quel fumo nero. Andavano alla minima velocità per non far rumore ed evitare che gli spruzzi d’acqua sollevati dalle prue segnalassero la loro presenza al nemico. Quando la bruma del mattino si alzò videro con chiarezza che si stavano dirigendo verso una possente squadra da battaglia costituita da due corazzate e da numerose navi di scorta. ” Di navi così, non ne troviamo più ” disse Rizzo tra i denti ” sotto ragazzi! Mentre le navi si avvicinavano abbastanza velocemente in ( con una velocità relativa di circa 24 nodi) Rizzo studiava la formazione nemica , cercava il punto più adatto per entrare e portarsi in posizione di lancio.

Apriva la formazione il ct.” Velebit” seguito dalla “Szent Istvan” nave ammiraglia  e quindi dalla ”Tegethoff ” circa 700 metri più in dietro. A destra  ( rispetto al senso di marcia) di queste 3 unità si trovavano le torpediniere 77T, 76T e 81T. a sinistra la 79T, 87T e la 78T. La 76 e l’87 fiancheggiavano la “Szent Istvan“. L’81 e la 78 navigavano ai lati della ” Tegethoff“. Le torpediniere 77 e 79seguivano il “Velebit” e precedevano la “Szent Istvan“, meno discoste l’una e l’altra dalla direttrice di marcia delle altre torpediniere.

I siluri che erano regolati ad un metro e mezzo di profondità non sarebbero riusciti a passare sotto la chiglia dei caccia e a proseguire la loro corsa verso le navi da battaglia… era indispensabile portarsi il più sotto possibile e non avere nessuno tra il Mas e l’obiettivo.

A bordo della “Szent Istvan”, il commodoro Seitz seduto tranquillamente in plancia guardava il mare tranquillo. Ad un tratto volgendosi ad un giovane ufficiale ordinò: ” Tenente Tiz , controlli la posizione dei cacciatorpediniere” ” Sissignore” rispose Tiz e s’affacciò alla murata.

In quel momento i due MAS a 12 miglia di velocità passavano tra due caccia della scorta , passavano via senza essere visti . Rizzo stava aggrappato alla battagliola, la faccia bruna sferzata dagli spruzzi salmastri , gli occhi fissi sulla mole torreggiante della “Szent Istvan”, sempre più grande, sempre più vicina. Calcolava mentalmente il tiro, l’angolo di impatto . Levò la destra, la corazzata era a 300 metri. le navi austriache continuavano la loro rotta. Non avevano avvistato nulla. Rizzo abbassò la mano: ” Fuori uno”. Uno scatto  metallico , il siluro piombò pesantemente nell’acqua e cominciò a saettare in avanti…” Fuori due” e mentre il secondo siluro iniziava la sua corsa fatale, ordinò ” accosta ora!, andiamo via!”

Il mas virò bruscamente mentre le due  scie  bianche dei siluri puntavano vertiginosamente verso la “Szent Istvan”. Erano le 3,25.

– Sandro Feruglio – Dopo l’attacco i due Mas si disimpegnano
 acquerello originale cm 31X41( n. di cat.371)

” Tutto in ordine, Signore”, disse rientrando in plancia il tenente Tiz ” tutte le navi sono in vista al loro pos…” Si interruppe ai due colpi che si udirono quasi contemporaneamente, sotto la plancia. La grande nave sussultò. Questione di poche secondi . Ancor prima che il giovane ufficiale potesse rendersi conto di ciò che accadeva, ancor prima che il commodoro Seitz potesse affacciarsi alla murata , due gigantesche colonne d’acqua si levarono sul fianco della nave, che tremò ancora e sbandò paurosamente, piegandosi su un lato. Gli occhi di tutti corsero al mare: era già troppo tardi . Non si vedeva nulla.

Il MAS 15 sfrecciò via veloce, compiendo una stretta virata, la prua verso il mare libero , mentre la “Szent Istvan” sbandava sotto una pioggia di acqua salmastra.

Uno dei caccia della scorta , avvistata l’imbarcazione italiana, accostò bruscamente mettendo le macchine al massimo e lanciandosi all’inseguimento.

Sandro Feruglio -  Dopo l’attacco la torpediniera 76T inquadra il mas 15 e inizia l’inseguimento. Acquerello cm 35X51- (n. di cat 372)

La squadra  Navale Austro- Ungarica  nel panico

La torpediniera di scorta piombò sulla scia del mas di Rizzo, a poco più di 100 metri di distanza e cominciò a far fuoco con il cannone di prua. Gli altri caccia non riuscivano ancora a comprendere quello che era accaduto, ma si serravano lanciando bombe di profondità , attorno all’ammiraglia colpita a morte.

Nel frattempo anche il MAS 21 aveva portato il suo attacco alla “Tegethoff“, con diversa fortuna: un siluro non partì  e l’altro, per un difetto tecnico affondò, senza esplodere a poca distanza dalla grande nave.

Sfuggita per un capriccio del destino alla sorte dell’Ammiraglia, la “Tegethoff” spinse le sue macchine alla massima velocità per allontanarsi il più presto possibile dalla zona dell’agguato, in quanto immediatamente si pensò ad un attacco da parte di un sommergibile.

La “Szent Istvan” s’era fermata , i suoi marinai dopo il primo istante di panico, erano tornati coraggiosamente ai loro posti. Nei locali macchina allagati, i macchinisti lottavano disperatamente contro l’acqua che, irrompendo dalle  due falle, allagava inesorabilmente la nave. Dopo un pò l’ammiraglia si rimise in moto, ma si arrestò ancora. Sbandata ed invasa dalle acque la “Szent Istvan” agonizzava. Il commodoro Seitz, passo con il seguito, a bordo della ” Tegethoff” ed impartì le disposizioni opportune onde venissero posti in opera tutti i mezzi possibili per salvare la nave.

Sandro Feruglio – Il nemico nel panico – Acquerello cm 31X41 ( n. cat. 373)

Il Mas 15 ed il Mas 21 che lo aveva raggiunto dopo l’attacco, fuggivano seguiti dalle rabbiose cannonate della torpediniera che li inseguiva, ben dirette ma un poco alte ( Il cannone sparava con alzo zero , ma essendo l’inseguitrice così vicina alla sua preda, i tiri finivano lunghi). I MAS sfrecciavano sotto le scrosciate d’acqua causate dalle granate. ” Sparo , comandante?” chiese il mitragliere aggrappato alla sua arma. Rizzo scosse il capo: il fuoco della mitragliera avrebbe permesso ai cannonieri austro-ungarici  di aggiustare il tiro. ” Continua così”  ordinò al timoniere, ” teniamolo giusto nella nostra scia!. Fuori una bomba di profondità!”. La grossa bomba schizzo in alto e ruzzolò in mare; la vide ondeggiare mentre la torpediniera continuando la sua corsa dirigeva dritto su di essa… ” non è esplosa!” ruggi Rizzo: ” Fuori un’altra!”. La seconda bonba cadde in acqua e stavolta scoppiò a pochi metri dalla prua della torpediniera inseguitrice, che smise bruscamente di sparare ed accostò rinunciando all’inseguimento,

I due MAS , in breve si allontanarono e in poco tempo non erano che due piccoli punti sul mare.

Tentativi disperati

I tentati per salvare la nave colpita

L’equipaggio della “Szent Istvan” diede assoluta prova di dedizione e coraggio, cercarono con tutti i mezzi di tenere la nave in linea di galleggiamento con l’intenzione di portarla ad incagliarsi nella vicina isola di Melada. Seitz fece rimettere i moto le macchine  e chiese alla “ Tegethoff” di prendere l’ammiraglia a rimorchio. Gli uomini che gremivano la corazzata ferita tentarono di turare le falle enormi: non vi riusciro tant’erano vaste. Così l’acqua continuò  ad irrompere nella grande nave condannata che pareva opponesse alla  cieca furia delle acque una propria vitalità. Le paratie contennero da principio l’invasione dell’acqua, ma ad una ad una si flettevano e si sconnettevano crollando infine sotto l’enorme pressione dell’acqua imbarcata a tonnellate

La “Szent Istvan” sta per affondare

La coperta s’inclinava sempre di più tanto che due caldaie del lato sinistro tornate all’asciutto poterono  essere riaccese e fornirono del vapore con il quale furono messe in moto le pompe di esaurimento. Queste riversavano in mare torrenti d’acqua . Nemmeno lo spostamento dei pesi più ingenti, come il brandeggio delle quatto torri  trinate riuscirono , a mettere la nave in equilibrio. Più volte l’ammiraglia venne agganciata dalla “Tegethoff“  che la trainò per qualche tratto verso l’isola Melada. Alle Cinque del mattino si dovette tagliare il cavo di rimorchio con l’ascia perchè lo sbandamento della “Szent Istvan“minacciava di procurare seri inconvenienti alla nave gemella. Seitz comandò l’abbandono nave calando le scialuppe disponibili.

Il filmato della fine

A bordo della “Tegethoff” a Pola era stata imbarcata una “troupe” di cineoperatori che avrebbero dovuto documentare i successi dell’azione lo sbarramento di Otranto e la battaglia navale contro le navi italiane. Di fronte a quella scena apocalittica, si sentirono in dovere di riprendere la scena terribile. Quel documento è impressionante. Si vede il lento scomparire della corazzata nel mare calmo alla luce di un mattino luminoso, la gente che si lancia in acqua dall’alto delle murate, le scialuppe cariche di naufraghi che si allontanano dal luogo del disastro, i marinai della “Tegethoff” che assistono muti ed immobili alla tragedia. Poi quando la “Szent Istvan” scompare, tutti si levano i berretti e lanciano un commosso ” urrah”mentre il cappellano di bordo benedice superstiti e vittime.

Dalle altre navi , i marinai guardavano esterrefatti e commossi.

Erano le 6,05 del mattino del 10/06/1918, La “Szent Istvan” prima si capovolse e poi colò a picco nel punto  44° 12′ 07”N e 14° 27′ 05”E

L’ammiraglia non c’era più. La crociera austroungarica era finita.

l’azione contro Otranto viene annullata 

Seitz, da bordo della “Tegethoff”dove si era trasferito , telegrafò a Horty la notizia del siluramento. Nel tardo pomeriggio gli pervenne la seguente risposta : ” L’azione non verrà eseguita, rientrate a Pola con tutte le unità ”

La flotta rinunciava alla manovra su Otranto, e tornava alle sue basi. Di lì a pochi giorni , sconfitta anche sul Piave, l’Austria-Ungheria avrebbe cominciato la sua fine.

Saranno messi al muro , in Austria, due ufficiali del controspionaggio, accusati di aver tradito e di aver trasmesso all’Italia i dati sull’attacco di Otranto. Passeranno anni prima che ci si convinca, in base a prove inconfutabili, che erano innocentiae che i servizi italiaano e francese non sapevano nella del piano di Horty. Da Londra , il comandante in capo della Grand Fleet, ammiraglio David Beatty, telegrafò subito al comandante della flotta italiana, ammiraglio Thaon di Ravel: ” La Gran Fleet porge le più vive congratulazioni alla marina italiana per il magnifico risultato conseguito con tanto valore ed audacia contro il nemico austriaco”. Il critico militare del Dayli Express pubblicò un articolo su Premuda con tali elogi per i marinai italiani, da irritare qualche alto personaggio dell?Ammiragliato. Sul Globe apparve a tutta pagina il titolo ” Ben fatto Italia”

 

 

Rizzo, dopo il colpo, navigava a tutta forza verso il largo. Non sapeva ancora se aveva centrato la “Szent Istvan” o la “ Tegethoff“. Sapeva però di aver affondato una delle due e sentiva una gioia irrefrenabile : era la seconda corazzata austriaca che riusciva ad affondare , da solo, in sei mesi .

Lanciò verso il cielo tre razzi bianchi e uno verde. Il segnale significava. ” ho silurato una nave”

 

Seguendo questo link è possibile  vedere un breve filmato sull’azione di Premuda con interessanti immagini d’epoca.

https://www.youtube.com/watch?v=sIP5QU1ZM-0

Bibliografia:

-Wikipedia

-Navi e Marinai Vol.II, riprende un articolo di Piertro Selva (dal corriere della sera del 9/6/1968)

-Storia Popolare Illustrata della grande guerra 1914-18 di Roberto Mandel – Armando Gorlini Editore 1934

I MIEI ACQUERELLI

Sandro Feruglio – Il siluramento della “Szent Istvan”particolare- Acquerello cm 31X41- n. di catalogo 365-

Il dipinto è disponibile per la vendita, se sei interessato manda una mail a sandroferuglio50@gmail.com, citando il numero di catalogo 365,

Sandro Feruglio – l’azione notturna di Premuda- acquerello cm 31×41- n. di catalogo 371

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Sandro Feruglio . Alba di Gloria- acquerello cm 36×51- n. di catalogo 372

L’acquerello è disponibile per la vendita, se sei interessato manda una mail di prenotazione a sandroferuglio50@gmail.com citando il numero di catalogo , 372

Sandro Feruglio – Il nemico nel panico- acquerello cm 31X41 – n. di catalogo 373

L’acquerello è disponibile per la vendita, se sei interessato, manda una mail di prenotazione a “sandroferuglio50@gmail.com” citando il numero di catalogo 373.

Prezzi e condizioni di vendita consultabili su questo sito cliccando su: CONDIZIONI DI VENDITA (COMPRARE DAL SITO CONVIENE), dal menu principale .

Aggiornato al 19/02/2018

 

1 Comment

  1. Stefano Scauso

    Sono Milazzese e quindi fiero di Luigi Rizzo.Grazie

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