LE  ALI SUL MARE- Il capitano evangelico e la flotta livornese. Breve storia degli armatori Cignoni di Rio.

LE ALI SUL MARE- Il capitano evangelico e la flotta livornese. Breve storia degli armatori Cignoni di Rio.

Brigantino Fratelli Cignoni – 1872

L’evento si è svolto il 3 giugno 2016, nell’ambito della Festa del Mare e della Marineria Riese, presso la chiesa valdese di Rio Marina ( Isola d’Elba).

Quadri e testimonianze dei velieri dei Cignoni di Rio, dai tempi del Granducato dio Toscana  alla Prima Guerra Mondiale.

Il Capitano Evangelico e la flotta livornese: testimonianze vivie di storie perdute nel vento e nel mare.

La Storia

(dalla presentazione della mostra, redatta dall’organizzatore e curatore dell’evento: Dr. Mario Cignoni)

I Cignoni di Rio (isola d’Elba)  sono un’antica famiglia della marineria toscana. I primi padroni marittimi compaiono in documenti del Seicento e tra di loro è citato un ” padron Filippo”, eletto a più riprese ‘anziano’ del Comune di Rio (1668-79), conosciuto in tutta l’isola, che esportava il minerale di ferro nei porti del Tirreno e riportava grano, vino, lana.

Per la sua attività risiede spesso alla marina di Rio dove, nel piccolo borgo che stava crescendo intorno ai depositi del minerale difesi dalla torre della ‘piaggia’, si stabiliranno suo figlio, padron Giovambattista (1676-1742), e suo nipote, Salvi. E dal Settecento vari padroni si avventuravano verso nord per Cecina, Livorno e Genova, e verso sud per Terracina e Napoli, su tartane, leudi, navicelli, feluche e sciabecchi armati di qualche cannone. I pirati barbareschi scorrazzavano per il Tirreno, guerre tra potenze straniere – specialmente tra francesi e inglesi – facevano ribollire il mare e capitava di dover affrontare, o sfuggire, scontri armati. Alcuni appartenenti alla famiglia, furono anche capitani corsari, come quello che assaltò un veliero spagnolo alle Baleari rimorchiandolo come preda di guerra a Gibilterra (1807); un altro, don Francesco, armatore di quattro velieri, fu capitano di fiducia di Napoleone e della sorella Paolina Borghese, incaricato del trasporto di casse d’oro e d’argento per l’imperatore (1814); altri dovettero affrontare tempeste violente come quel padrone che naufragò drammaticamente con carico di calce che prese fuoco al largo del Circeo (1824).

Come onde del mare alcuni rami della famiglia si elevano sugli altri per poi ricadere nell’anonimato per alcune generazioni, mentre altri prima poco noti salgono a notorietà e a loro volta sono dispersi nel vento e nel mare. Nel 1841, alla costituzione della parrocchia della marina di Rio (Santa Barbara), si contano oltre trenta “Cignoni “marinai imbarcati sui velieri di Rio, i più bravi e fortunati diverranno capitani (sessant’anni dopo ci saranno una dozzina di “Cignoni”capitani di bastimento). La discendenza di “Salvi” è la più numerosa e intraprendente. Fra tutti i suoi nipoti si distingue il primogenito, “Luisone (1773-1850), che, dopo una vita passata sui bastimenti e nei commerci, ha investito eredità e guadagni in proprietà terriere sulla collina che sovrasta la miniera.

Sandro Feruglio: Brick-schooner ” CALIDORO” 1850

Ma è con il capitano Giovanni Cignoni (1813-1889), figlio del Luisone, che il ramo primogenito si leva a volo su tutti. Allora Cignoni e i loro velieri spiegano le ali sul mare. Giovanni, un lupo di mare ‘esperto e ardito’, compare dal 1850 al comando del “Calidoro”, uno sciabecco ristrutturato costruito qualche anno prima nei cantieri di Rio Marina, poi della scunera “Speranza” (ridipinta da Nilo Tomei e ripresa in alcuni libri) e del brigantino Due Sorelle

Sandro Feruglio – Brigantino ” Due Sorelle” 1850

Segue rotte di cabotaggio, trasportando carbone di legna della Maremma – il carbone era il principale combustibile e carburante dell’epoca – a Civitavecchia, Marsiglia, fino a Barcellona, riportando a Genova e a Livorno prodotti delle Antille: caffè, zucchero, rum, sigari. Batte bandiera di Toscana, ma talvolta, quando si avvia per terre lontane e mari infidi, è coperto dall’antico vessillo di Gerusalemme. Tralasciamo le cento avventure della navigazione per cui sottocoperta si tenevano sempre fucili e sciaboloni per non essere colti di sorpresa. Ma ricordiamo che in uno di questi viaggi (1853), colto da una tempesta al largo delle isole di Hyères, ripara con la “Speranza” nel porto di Nizza, dove entra in contatto con gli ambienti protestanti e ne rimane profondamente impressionato, ripartendo con una convinzione che diventa ben presto conversione alla fede evangelica.

Riporta una Bibbia nel massimo segreto all’isola – era appena stata ripristinata la pena di morte contro i dissidenti religiosi – che riletta con fratelli, parenti ed amici fidati, dà vita a un gruppo clandestino, che con l’Unità esce allo scoperto e si costituisce in chiesa valdese di Rio Marina.

Il capitano evangelico continua l’attività marinara – memorabile la tempesta affrontata alle isole del Frioul (1862)  –  trasportando il carbone sulla nuova rotta che si è aperta dopo l’Unità: dal nord della Sardegna sempre per Marsiglia e Barcellona, al comando dei suoi brigantini “San Giovanni” e “Giulietta” battenti bandiera del neocostituito regno d’Italia. È appoggiato dal fratello Pietro (capitano della “Giuseppina” e del “San Luigi), dal cugino cap. Luigi, e affiancato da altri parenti[1].

Nel 1870 i due figli di Giovanni, Luigi (1843-1928) ed Egisto (1852-1911) sono promossi  capitani, e col tempo, finanziati dal padre, costituiranno a Livorno la società armatoriale “Fratelli Cignoni” – bandiera azzurra con le iniziali FC bianche– che conoscerà uno sviluppo notevole e rapidissimo.

La richiesta di carbone da parte delle città in sviluppo dell’Europa meridionale è in crescita; gli affari vanno bene. Si decide di non limitarsi al trasporto, ma anche di produrre il carbone in proprio, procedendo all’acquisto di vastissime foreste in Sardegna: dalla Gallura fino al Sulcis, passando per la Barbagia e il Sarcidano dove i Cignoni acquistano le ex proprietà dei Cavour e fanno costruire ferrovie nelle zone interne per lo sfruttamento dei boschi. Il carbone, trasportato da gioghi di buoi e dal treno, si concentra poi nei porti di Olbia, Arbatax, Cagliari, e altri, da dove viene imbarcato per Genova e per la Spagna (Barcellona, Valencia, Cartagena, Malaga), ma si fanno affari anche a Malta e a Costantinopoli. Il proprio carbone è trasportato a destinazione a bordo di propri velieri, circa un centinaio di spedizioni all’anno, per decine di migliaia di tonnellate: l’attività diventa imponente e continuo è l’acquisto di brigantini e golette, chiamati generalmente con nomi di persone di famiglia e affidati a capitani di Rio[2].

Già nel 1871 viene comprato a Genova l’”Ammirabile Colombo”, ribattezzato ”Luigi C.”, uno dei più grandi brigantini del tempo (riprodotto in un dipinto del famoso Gavarrone, oggi conservato al Museo navale di Genova).

Domenico Gavarrone: l’Ammirabile Colombo 1851- Tempera su carta cm 67×46 circa

Poi nel 1877 è la volta del primo di una serie di velieri a tre alberi, il “Corriere d’Italia”, ribattezzato ”Virgilio C.”, seguito dal ”Secondo San Giovanni” (dipinto dal pittore livornese Luigi Renault, i cui quadri sono esposti in vari musei europei e americani).

Sandro Feruglio: Brigantino a palo Speranza C. 1889 – olio su tela cm40x50

Nel 1889 la ”Speranza C.” un brigantino a palo di notevole stazza (riprodotto dal pittore di marina Sandro Feruglio), viene armato al lungo corso e per una decina d’anni attraversa varie volte l’oceano Atlantico, raggiungendo il Rio de la Plata (Buenos Ayres, Santa Fé, Montevideo) e il nord Europa (Londra, Rotterdam, fino nel mar Baltico).

Sandro Feruglio: – Brigantino a palo ” Speranza C.” 1889, in rotta per Montevideo – Olio su tela cm 40X50,

Alla fine del secolo la flotta Cignoni di Livorno è divenuta una delle più prestigiose della Toscana: arma “dieci bastimenti e uno d’oro”, secondo quanto si racconta a Rio, ma in realtà i bastimenti erano molti di più. Nel 1899 viene acquistato un grande vapore inglese che darà agli armatori rilievo nazionale: è adibito al trasporto del ferro di Rio Marina in Gran Bretagna (Cardiff, Glasgow, Newcastle) e riporta il carbon fossile a Genova; il comando viene affidato al promettente cap. Fulvio Cignoni (1865-1926). I bastimenti sono assicurati dai Lloyd di Londra, ma i Cignoni assicurano essi stessi gli equipaggi e nel 1904 la cassa mutua dei “Fratelli Cignoni” viene elevata a ente morale con decreto reale </div> <div>A partire dal 1905, per vari motivi, Luigi si ritira progressivamente dagli affari, facendosi costruire ‘Villa Teresa’[3]al Bocchetto di Portolongone, dove l’ossatura architettonica è costituita dal fasciame della <em>Speranza C.</em>, tragicamente naufragata.

Qui si stabilisce con il figlio Giovanni (1871-1948), che fu anch’egli armatore in proprio fino alla Prima guerra mondiale.Egisto invece continua l’attività in Sardegna e allarga i commerci al Nordafrica, dove acquista nuove foreste per la produzione del carbone che viene imbarcato sui suoi bastimenti a Tabarka, Bona e Tunisi sempre principalmente per i porti spagnoli. Segue l’attività dal banco dei Cignoni a Livorno, e dalla sua ‘Villa Adele’[4], presso Pistoia, ma spesso è in viaggio per sopralluoghi alle lavorazioni. L’azienda passò quindi al figlio Mario (1891-1974).

Venduti gli ultimi velieri, ormai desueti – qualcuno, come il “Mario C.”, verrà affondato da  un sottomarino tedesco proprio 100 anni fa.

Sandro Feruglio: Nave goletta ” Mario C.”- olio su tela cm. 50×70

 

Sandro Feruglio ( tributo a Claus Bergen): l’affondamento della nave goletta “Mario C.” – 1916 – acquerello cm18x26- 2016

Quindi, vendute le proprietà della Sardegna, trasferì a Tunisi la sede di una sua nuova società impegnata nello sfruttamento delle ancora intatte e immense foreste algerine. Influente magnate del carbone, si stabilì nella villa principesca di Khaznadàr[5], a Cartagine, continuando l’attività fino alla fine della Seconda guerra mondiale, quando i suoi beni e tutta l’attività furono posti sotto sequestro.

NOTE

[1] Come i cugini cap. Lorenzo Cignoni (1830-1893) che fu il terzo sindaco di Rio Marina (il Comune fu costituito nel 1882) e fratelli, cap. Felice Regolini (1820-1887) imprenditore siderurgico, e il nipote cap. Giuseppe Tonietti  (1834-1894) armatore titolare delle miniere di ferro dell’Elba.

[2] Capitani (dal 1880): Arcucci, Arrighi, Avversari, Cagnola, Carletti, Checchi, Giannelli, Giannoni, Leoni, Muti, Pazzaglia, Pietri, Schezzini, Soldani, Tonietti ed altri.

[3] Oggi prestigioso “Villa Teresa Residence” di Porto Azzurro.

[4] Antica villa dei Bracciolini; nel 1944 fu sede del comando generale tedesco della linea gotica tra Firenze e il Tirreno.

[5] Sede del Comando Alleato nel 1943; oggi è il Palazzo Presidenziale della Tunisia.

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I DIPINTI

Una nota sul mio lavoro, quasi una postfazione

La comittenza di un esponente della famiglia “Cignoni ”, mi ha dato modo di approfondire lo studio delle caratteristiche delle navi dell’epoca e, con l’aiuto di indicazioni quali il tonnellaggio e le dimensioni  arrivare a configurare l’aspetto e le dimensioni delle navi di cui mi veniva chiesto di eseguire il “ritratto”.

Ho preferito quindi orientarmi , se non in un caso, non tanto al profilo progettuale della nave, quanto ad un tipo di pittura , dove gli elementi del mare, del cielo e quindi, della luce, avessero un aspetto predominante.

Il primo lavoro   è stato il ritratto del brigantino “Due Sorelle.” Le fonti sono state i dipinti di Nicolas Camilleri  che insieme a Gavarrone e Arpe hanno lasciato un’importante testimonianza documentale in tempi in cui non vi era la fotografia. Da un libro di velieri camogliesi prendo a riferimento una nave con tonnellaggio analogo. Scelgo un’andatura portante che oltre a riempire bene le vele mi consente di disegnare i coltellacci. La bandiera, su indicazioni del committente non è quella del Granducato  ma quella del vessillo di Gerusalemme o gerosolimitana cui in qualche caso si faceva ricorso. Il dipinto , nella parte inferiore ha la banda nera con le indicazioni del nome della nave, del comandante e dell’anno.

Il secondo dipinto che mi viene coomissionato è  quello di ” “Speranza C.” un brigantino a palo di 500 Ton.

Mi sono messo al lavoro suo quadro di Speranza C e, come il solito, comincio a lavorare cercando di entrare in empatia con il soggetto che devo dipingere.

Penso al contesto dell’epoca ai dettagli tecnici e cerco infine di trarre quello che dovrebbe essere la comunicazione verso lo spettatore. Cioè cosa voglio fargli capire con il quadro.

Ho quindi pensato ad una famiglia di armatori negli anni di fine ottocento, alla loro imprenditorialità e ai rischi  che assumevano portando le merci, il loro patrimonio ( la nave) e le loro vite, in viaggi spesso avventurosi in paesi lontani attraversando gli oceani. La mia intenzione è stata quella di voler far capire a chi guarda, quanto poteva essere dura la vita quotidiana sul mare.quindi ho pensato a condizioni che si trovano spesso nelle fasce degli alisei con un vento generoso e un mare un pò vivace.

La nave risale, sotto la spinta delle vele, da un’onda che le ha bagnato il ponte.

L’andatura in poppa gonfia le vele e distende le bandiere ( in questo modo si possono vedere pienamente) la randa e la controranda sono state serrate per facilitare l’azione del timone. i marinai stanno serrando il controvelaccio di maestra per togliere pressione . sono state armate le reti sulle battagliole per evitare che i frangenti possano trascinare la gente in mare.

A poppa, vicino all’albero di mezzana il comandante con il megafono dirige la manovra. La posizione un pò sbandata della nave lascia vedere i dettagli del ponte e qui, non avendo fonti, ho immaginato una posizione delle tughe abbastanza comune in quegli anni.

Sandro Feruglio. Speranza C. dettaglio della prua

Il quadro piace al committente che però voleva un dipinto in verticale, con la nave che va in contro all’osservatore.

Il terzo dipinto .Mi rimetto al lavoro, ispirandomi ai meravigliosi dipinti di Montague Dawson, il formato scelto, non permette di descrivere il mare come vorrei, ma cerco di fare del mio meglio e in 15 giorni il quadro è finito.

Per far vedere la bandiera nazionale, questa viene dipinta in cima alla “maestra” mentre la bandiera degli armatori è sul trinchetto, eliminando la bandiera dell’Uruguay ( la nave ha come destinazione Montevideo). Ci sono degli uomini sul bompresso che armeggiano per serrare il fiocco. Mi sono preso la libertà di disegnare una polena ( che forse la nave non aveva): la speranza ci aiuta ad affrontare il futuro, è raffigurata come una donna che ci indica la strada davanti a se.

Sandro Feruglio: Speranza C. – i dettagli della prua

Il quarto dipinto

Costruito nel 1864 a Lerici (ca. 410 tonn), nasce come brigantino a palo. Nel 1899 fu comprato dai Fratelli Cignoni, modificato in nave goletta e, infine, nel 1901, ribattezzato “Mario C”.Finì silurato da un sottomarino tedesco al largo delle Baleari nel 1916. E’ citato (pur con qualche errore) in T. GROPPALLO, Il romanzo della vela, Mursia 1973, come Mario C. fu adibito soprattutto al trasporto di carbone di legna, legname e sughero, che veniva imbarcato in Sardegna, Corsica e Tunisia per i principali porti spagnoli.

Per questo lavoro preparo prima due bozzetti a grafite quindi alcuni acquerelli:

Sandro Feruglio : Bozzetto a Grafite per Mario C. #1

Sandro Feruglio: Bozzetto per Mario C. #2

 

Sandro Feruglio : Ritratto di Mario C. Bozzetto esecutivo all’acquerello cm. 35×5 

Sulla base di questo bozzetto viene elaborata l’immagine definitiva. La nave è in partenza da Tunisi e quindi sullo sfondo si dovrà vedere il profilo di costa con la montagna che sovrasta la città , il mare mosso da un vento fresco , nel canale di Sicilia.

Sandro Feruglio: Nave Goletta “Mario C” in partenza da Tunisi 1906

Ero rimasto colpito, inoltre dalla triste sorte della nave, silurata da un sommergibile tedesco nel 1916 ( cent’anni fa), al largo delle baleari. ho quindi immaginato la scena prendendo a prestito dal grande pittore Claus Bergen i dettagli costruttivi del sommergibile

Sandro Feruglio ( da Claus Bergen) affondamento di “Mario C.” 1916- immagine dell’acquerello in fase di lavorazione.

 

Quinto dipinto

E’ la volta di Calidoro Il ”Calidoro” fu costruito a Rio (isola d’Elba) nel 1843 come sciabecco. Dal 1848 fu armato a Brick Schooner. Fu comandato a turno da quattro cugini, tra i quali Giovanni Cignoni nel 1850-51. Negli anni ‘50 trasportava da una parte il carbone della Maremma a Barcellona riportando zucchero, cacao, tabacco, acquavite, rum e altri prodotti delle Antille a Genova e a Civitavecchia, dall’altra andava nel Mar Nero e fino nel mare di Azov, riportando il grano russo a Livorno e a Genova. Era ancora in giro nel 1887.

La difficoltà era quella di coniugare le linee di uno sciabecco con la velatura di un brick-shooner lanciato a cavalcare le onde. Ho eseguito dei disegni per capire i piani che avrei dovuto dare ai settori di prua.

bozzetto a colori per Calidoro

 

Sandro Feruglio:Il Calidoro in lavorazione, si vede lo scafo tipico dello sciabecco e l’albero arretrato essendo stato eliminato il trinchetto a calcese.

Infine il ” Fratelli Cignoni”

non ci sono molte notizie su questa nave che fu acquistata dalla neo costituita società armatoriale ” Fratelli Cignoni” di Livorno nel 1872, ma che probabilmente era stata costruita una ventina d’anni prima. L’armo originale fu probabilmente modificato suddividendo le gabbie in fissa e volante, così come ormai era uso attrezzare le nuove costruzioni già alla fine degli anni  sessanta ( dell’ottocento). Viene deciso di dare al dipinto un’aurea di un controluce del mattino. Nonostante le piccole dimensioni imposte dal committente il risultato è molto affascinante: il brigantino si impenna sulla cresta di una grossa onda, la luce del sole radente illumina i quarti di poppa, il mare ribolle di schiuma. Qui sotto una foto del dipinto ancora in lavorazione

Sandro Feruglio: il Brig.no “Fratelli Cignoni” durante la lavorazione. Olio su tela cm 30X40

 

1 Comment

  1. Marco

    Grazie per l’interessante e minuziosa lettura, aggiungo che mi ha dato anche la prospettiva giusta per contemplare una pittura, sicuramente le tue. Ciao e un saluto ( tuo antico…. estimatore …. Macchia nera )

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