Fregata Grossa Veneziana ” FAMA” 1784

Fregata Grossa Veneziana ” FAMA” 1784

Fregata Grossa Veneziana ” FAMA” da 66 cannoni – 1784

Breve storia della nave

L’8 Giugno del 1782 ,  veniva impostata nell’Arsenale di Venezia la fregata grossa “Fama” destinata a diventare celebre divenendo la nave ammiraglia di Angelo Emo,che sarebbe stato nominato  nominato ” Capitano straordinario delle Navi” ( più o meno quello che oggi sarebbe il Comandante in capo della squadra navale).

La costruzione della nave fu affidata a Domenico Giacomazzo della famosa famiglia di costruttori che operava in Arsenale.

La nave faceva parte di quelle costruite con il sistema ” ad ordinata doppia”  che era stato adottato nel 1780 sotto l’impulso di Angelo Emo all’epoca Ammiraglio dell’Arsenale che guardava in modo lungimirante alle tecniche  di costruzione  dei vascelli atlantici adottate da Inghilterra e Francia. Queste erano le dimensioni dello scafo:

Lunghezza  della chiglia                                              m.42,42

larghezza                                                                       m. 12,86

Puntale di stiva (altezza tra chiglia e coperta)           m.   9,73

immersione                                                                   m. 6,08

era armata con 64 cannoni: 26 da 40 libbre( ponte inferiore), 26 da 30 libbre ( ponte superiore), 12 da14 libbre ( coperta)

Nave che per dimensioni e potenza di fuoco era simile ai vascelli di primo rango della classe ” Leon Trionfante” ( 70 cannoni), costruiti in 4 serie,  dal 1716 al 1785, era un vero ” incrociatore da battaglia” dell’epoca, con caratteristiche di elevata velocità, contro il quale, in uno scontro, anche un vascello di primo rango avrebbe incontrato serie difficoltà.

Venne varata il 31 marzo 1784 , divenendo operativa al comando del Capitano Iseppo Stalimene.

Fece parte, come nave ammiraglia , della flotta che, comandata da Angelo Emo salpò dal porto di Malamocco il 21 giugno 1784 contro i pirati Barbareschi.

Per l’occasione venne messa insieme l’ultima flotta di una certa consistenza nella storia della Repubblica Veneta, composta da cinque vascelli di linea e cinque fregate, e una serie di bombarde trasportate su zatteroni assemblabili progettata dallo stesso Emo, in precedenza direttore dell’arsenale della Repubblica.

Dopo aver guidato la flotta ed aver sconfitto facilmente in mare i nemici, dotati solo di galere ed altre imbarcazioni leggere con scarso pescaggio, l’Emo, quando essi si rifugiarono nei loro porti protetti da bassi fondali, ebbe l’accorta idea di bombardare i porti (Sfax, Tunisi, Biserta, per citarne solo alcuni) tramite l’utilizzo degli zatteroni sopra citati, che riuscirono a passare dove alle navi maggiori sarebbe stato impossibile arrivando vicino all’imbocco dei porti (1785-1786); secondo alcuni testimoni dell’epoca, la città di Biserta venne pressoché distrutta.

La Serenissima in una occasione analoga promosse una successiva spedizione sempre sotto il comando di Emo, di forza inferiore, che però, nonostante i gravi danni provocati alle città barbaresche, non indusse gli avversari alla resa; Emo non rimase al comando fino alla fine della spedizione, ma rientrò a Venezia cedendo il comando al suo luogotenente, Tommaso Condulmer.

Angelo Emo morì a soli 61 anni, si dice di infarto, il 3 marzo del 1792, a Malta, a bordo della “sua” nave ammiraglia che riportò le sue spoglie in patria.

La nave quindi andò al raddobbo e terminati i lavori salpò per Corfù ( base avanzata della flotta) dove rimase fino al 1794.

In quell’anno morì il primo comandante e la nave, dopo alcuni lavori in arsenale su affidata al comando del Capitano Zuane Millich.

Alla caduta della Repubblica sotto l’assalto  di Napoleone,  nel 1797, la nave fu predata  dai francesi e rinominata “Dubois” quindi portata a Tolone nel 1798.

Nel grande arsenale  venne riarmata con cannoni francesi di calibro analogo nelle batterie ma con cannoni di calibro minore in coperta. Nello stesso anno venne incorporata nella flotta della spedizione di Napoleone in Egitto.

Il 2 Luglio entrò in collisione, nel porto di Alessandria con la nave ammiraglia francese ( l’Orient) rimanendo seriamente danneggiata. Non partì quindi verso Abu-Kir ma rimase nel porto di Alessandria e fu utilizzata come quartier generale dal Generale Klèber fino al marzo del 1800.

Non essendo più riparabile con i mezzi in dotazione del corpo di spedizione francese, rimasto ormai isolato in Egitto ( Napoleone era rientrato in Francia dove si complottava contro di lui) la nave venne disarmata e fu autoaffondata all’ingresso del porto per ostacolare eventuali tentativi di sbarco della flotta anglo-turca.

Bibbliografia:

Guido Ercole – Vascelli e fregate della Serenissima

-Wikipedia,alla voce: Angelo Emo

Il mio dipinto

 

Leggendo la storia dell’Azione di Angelo Emo contro i Barbareschi, ho immaginato la flotta che  arriva nelle acque di Tunisi in  tarda mattina di un giorno di fine settembre del 1784. C’e’ molta foschia e un vento moderato che spinge lentamente le navi . C’è un mare poco mosso con un’onda lunga. Per coordinare l’azione della sua flotta navi, in vista dell’attacco imminente, l’ammiraglio convoca i capitani delle navi sulla sua nave ammiraglia per  spiegare  loro il piano di attacco che ha in mente.

Ho eseguito un bozzetto partendo da questa idea:

Bozzetto grafite su carta cm 17 x 22

 

La nave è stata messa in panna con le vele dell’albero di maestra scontrate, la randa portata a scaricare, i fiocchi in bando. I marinai della guardia in coperta armeggiano intorno alla lancia che verra messa in mare per facilitare gli spostamenti del personale coinvolto, sullo sfondo non distanti si intravedono due vascelli di prima classe   Forza e Vittoria ( 2°). La nave sta alzando i segnali per convocare i capitani della navi a bordo.

Eseguendo il dipinto ho utilizzato una tela medio-grande cm 60X80, in modo da poter lavorare bene anche sui dettagli del ponte e dell’alberatura.

Rispetto al bozzetto originale, ho ampliato il dettaglio della manovra mettendo i marinai di guardia in coperta a serrare il trevo di maestra

La guardia in coperta a serrare il trevo di maestra

Naturalmente le bandiere usate per il segnale dipinte nel quadro, non devono essere prese come oro colato nel senso che sicuramente le trasmissioni tra navi avvenivano con segnalazioni di questo tipo, non esisteva però ancora un codice internazionale dei segnali che fu adottato dalle marinerie a partire dal 1855 e , nonostante alcune ricerche, non sono a conoscenza dei codici che venivano usati dalla marina veneta.

Altro dettaglio del quadro è quello degli uomini che stanno preparando i paranchi per mettere i mare la barca di servizio:

I marinai della squadra di guardia, attrezzano i paranchi per mettere a mare la lancia

La cucina è stata accesa per preparare il rancio.

Il dipinto verrà esposto in occasione del seguente evento:

 

olio su tela cm 60X80

Riunione sulla nave ammiraglia

N. di catalogo 272 op. 157

Il dipinto è stato venduto.

 

 

1 Comment

  1. Valerio

    Splendido dipinto.

    Due piccole precisazioni.

    La marina veneziana, come molte marine medie del ’600-’700 (sopratutto quelle con porti dotati di bassi fondali) adottava una terminologia per definire il proprio naviglio molto differente da quella delle altre marine. In particolare di quella britannica, che è la più conosciuta ed è divenuta di riferimento per tutte le marine (e le tradizioni storiografiche) dal XIX secolo.
    Mi premetto quindi inannzi tutto di spiegare cosa vuol dire “fregata grossa”.

    La Fama era definita una “fregata grossa” o un “vascello di II° rango” per la marina della serenissima repubblica. In gran bretagna sarebbe stata consiederata un piccolo vascello di III° rango (per quanto di eccellenti qualità), anche se nel 1780 i III° rango britannici da 64 cannoni venivano mal considerati, in un processo che nel 1817 avrebbe portato a classificare come di III° rango solo le unità con almeno 80 cannoni o carronate.
    Inoltre i vascelli di primo rango cui si fa riferimento (“contro il quale, in uno scontro, anche un vascello di primo rango avrebbe incontrato serie difficoltà”) sono, ovviamente, quelli della marina veneta, che, nel 1780 erano di solito da appena 70 cannoni, sempre da 40 libbre nel ponte di batteria e costruiti ad ordinata singola e non ad ordinata doppia (come invece la Fama e alcuni vascelli in costruzione in arsenale verso la fine della Serenissima).
    Un vascello francese o spagnolo di primo rango, con 110 cannoni (e strutture ad ordinate doppie), o anche uno turco o russo (di pari armamento), erano in netto vantaggio contro la Fama.

    Nella marina francese non si usava il III° rango (anche perché, sin dal primo ’700, il grosso delle navi costruite apparteneva a questo tipo di unità), ma dire nave da 80, 74 o 64 cannoni. Già durante la guerra di indipendenza americana si decise di non replicare più le unità da 64 cannoni, perché non potevano portare cannoni da 36 libbre nel ponte di corridoio.

    E qui viene infatti il “difetto” della classe Fama secondo i francesi, ed il secondo aspetto che vorrei approfondire.

    I cannoni da 40 libbre veneziani sono grossomodo equivalenti ai 24 libbre francesi e britannici (la libbra leggera veneziana è di 301g., quella britannica poco più di 453g. quindi 40 libbre veneziane sono circa 12,04 kg, pari grossomodo a 26 libbre britanniche). Viceversa nelle marine atlantiche i 64 cannoni venivano dismessi perché sul ponte di batteria si montavano armi ben più potenti: 32 libbre per i britannici (e i russi), 36 per le potenze borboniche (Spagna, Francia, Due Sicilie).

    I veneziani invece utilizzarono pochissimo i loro cannoni da 50 libbre (pari grossomodo a 33 libbre inglesi), forse su meno di mezza dozzina di vascelli varati/impostati tra la metà del ’600 e il 1797 (su 111 varati e 25 impostati e varati o distrutti sugli scali dai francesi). Preferirono per le loro unità di I° e II° rango (entrambe, come abbiamo visto, classificabili come III° rango in Gran Bretagna)i meno potenti 40 libbre.

    Sul secondo ponte la Fama portava cannoni da 30 libbre veneziane, paragonabili ai 18 libbre britannici e francesi (30 libbre veneziane=circa 19 libbre britanniche), e da 14 sui castelli (14 libbre veneziane= circa 9 libbre britanniche), in questo caso pienamente pari alle marine atlantiche.

    La marina della serenissima repubblica nel ’700 è uno strano miscuglio di eccezionale modernità e vetustità, dove vascelli impostati nel 1715 rimanevano 50 anni ad invecchiare sugli scali e venivano varati quando erano completamente obsoleti, mentre, contemporaneamente, si varavano fregate con le più moderne linee di prua e vascelli con lo scafo a goccia, anche se magari deboli al timone ed armati come i vascelli del 1695.

    Un peccato che sia poco studiata, ed un secondo peccato che molti dei pochi studi usciti siano o sostenitori del suo “affossamento” come marina arretrata, o suoi, spesso eccessivi e infedeli “sostenitori” e “partigiani”.

    Valerio P.

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