Nave Impavido D570

Nave Impavido D570

Eponima della classe,  Nave Impavido della Marina Militare, costruita in base ai programmi navali  1956-57, fu impostata nel cantiere di Riva Trigoso il 10 giugno 1958, varata il 25 maggio 1962 e completata il 21 novembre 1963 . Le due unità della classe ( l’altra nave era l’Intrepido D571) furono le prime unità missilistiche progettate e costruite in Italia.

Cacciatorpediniere lanciamissili Impavido eponimo della classe

50 anni fa

Riporto alcuni eventi che accadevano nel 1962 per entrare nel ” clima” di quel periodo che si può  definire  come  il “secondo dopo guerra”, anni  che in Italia videro un intenso sviluppo socio economico , periodo che viene definito anche come “ gli anni del boom economico”.

Da circa un anno John Fitzgerald Kennedy era il Presidente degli Stati Uniti, in Italia, il 6 maggio Antonio Segni veniva eletto Presidente della Repubblica, il governo in carica con Presidente del consiglio Amintore Fanfani entra in crisi nel febbraio , dalla crisi nasce il IV governo Fanfani, ministro della Difesa Giulio Andreotti.

Ammiraglio Corso Pecori Giraldi

Ammiraglio Corso Pecori Giraldi

Capo di Stato Maggiore della Marina dal 1955 è l’ammiraglio Corso Pecori Giraldi che durante il lungo periodo trascorso al vertice della Forza Armata si dedicò alla creazione di una flotta efficiente e moderna, lo sostituisce dal 1° maggio 1962 L’ammiraglio Ernesto Giuriati.

La politica navale di quegli anni

Gli anni Cinquanta terminarono evidenziando l’importanza del fattore marittimo nella contrapposizione politico–strategica tra il blocco Occidentale e quello Orientale. I paesi alleati della NATO (North Atlantic Treaty Organization- 1949) e del  PATTO DI VARSAVIA (1955), si fronteggiavano potenziando i rispettivi strumenti militari, mentre la Guerra Fredda alternava momenti di crisi acute a momenti di distensione, nella ricerca di un modus vivendi di coesistenza pacifica.

In quegli anni l’Unione Sovietica stava infatti realizzando velocemente una forza navale di importanza crescente anche se non tecnologicamente a livello delle principali marine occidentali. Sommergibili convenzionali e nucleari, utilizzo della missilistica, unità di superficie sempre più perfezionate, che adottavano moderne tecnologie erano ormai caratteristiche dei programmi di sviluppo della Flotta Rossa.

Seguiva di pari passo un crescente sviluppo della marina mercantile sempre più presente su tutti i mari. Di pari passo, si assisteva al declino della potenza navale Inglese, dal suo ruolo di secolare potenza navale e coloniale, cosa che fece in breve tempo assurgere l’Unione Sovietica a seconda grande potenza marittima mondiale.

La sfida marittima sovietica andò rapidamente crescendo di anno in anno dagli inizi degli anni sessanta, con l’obiettivo di raggiungere il primato navale mondiale nell’arco di un ventennio.

Mentre l’Unione Sovietica iniziava in quegli anni l’avvicinamento al ruolo di grande potenza navale, gli Stati Uniti, all’interno dell’alleanza NATO, cominciarono ad avvertire il desiderio di diversi loro alleati ad avere più spazio e voce in capitolo nelle decisioni strategiche e politiche.

Emergevano quindi all’interno dell’Alleanza Atlantica dei dissensi nei confronti delle strategie adottate dall’alleato egemone in particolare verso quelle relative all’esclusiva americana del nucleare.

Per quanto riguarda la marina, gli Stati Uniti sembravano puntare tutto sul deterrente rappresentato dalla forza subacquea nucleare e sulle task forces capaci di operare con elevata autonomia e mobililtà imperniate sulle grandi portaerei.

All’inizio del 1962, continuando a manifestarsi le tensioni all’interno dell’Alleanza Atlantica per la creazione di deterrenti nucleari autonomi, il segretario alla difesa americano Robert Mc Namara, dichiarò durante una riunione politica della NATO che “capacità nucleari limitate, che agiscono in modo indipendente sono pericolose, costose, facili al rapido superamento tecnico e mancano di credibilità come deterrente”. Mentre si verificava questa situazione che avrebbe, nel tempo, portato all’uscita dall’Alleanza Atlantica, nella Nato veniva varato il progetto di una forza nucleare multilaterale (MLF). Il Presidente Kennedy divenne un sostenitore del deterrente interalleato. Il 17 maggio 1961, parlando a Ottawa, JFK accennò apertamente alla “possibilità di costruire una vera forza navale NATO, armata di missili che sarebbe stata veramente multilaterale sia nel controllo sia nell’impiego”.

Pozzi per il lancio dei missili tipo Polaris

Il caso dell’Incrociatore Garibaldi

Mentre avveniva tutto ciò, la Marina Militare Italiana rivolse l’attenzione alla ricerca di un sistema lanciamissili imbarcabile su navi di superficie che combinasse l’esigenza di una grande efficacia con quello di un costo contenuto. L’occasione pratica fu offerta dai lavori di completamento della ricostruzione dell’incrociatore Garibaldi. Quando infatti la nave rientrò in servizio nel 1961, sul prolungamento della sua tuga poppiera apparvero le 4 bocche d’uscita dei “pozzi” del sistema di lancio per missili balistici intermedi del tipo Polaris.

Il Garibaldi fu così la prima unità navale dotata di un completo sistema di lancio per missili balistici. Ciò rappresentava qualcosa che sino ad allora nessuna Marina aveva realizzato, neppure quella degli Stati Uniti che aveva sempre scartato la possibilità di dotare di missili balistici le navi di superficie sia per ragioni di costo sia, di conseguenza, per un calcolo di convenienza operativa.

Lancio di un missile Polaris inerte dal Garibaldi

Lancio di un missile Polaris inerte dal Garibaldi

Studi effettuati nell’ambito dello Stato Maggiore della Marina Italiana avevano concluso per la convenienza di missili balistici a medio raggio installati su unità di superficie rispetto quelli a terra. A seguito di tale conclusione, in un solo anno la Marina Italiana pervenne al completo progetto di sistemazione per navi di superficie. Tale progetto risultava particolarmente economico e congruo con le possibilità tecniche e tecnologiche dell’industria nazionale, inoltre comportava sulle navi una sottrazione di spazio ed un aggravio di peso irrilevanti. In soli circa sei mesi di lavoro l’impianto per missili balistici fu costruito ed installato a bordo del Garibaldi con una spesa viva complessiva inferiore a quella di uno dei cannoni da 76/62 di serie esistenti a bordo.

Il sistema italiano installato sul Garibaldi per il lancio del Polaris suscitò molto interesse nell’ambito della Nato e apparve come la migliore delle soluzioni per il futuro armamento della proposta MLF.

La Marina Americana valutò a fondo il sistema e lo ritenne idoneo per l’imbarco, tanto che previde di adottarne uno simile da installare eventualmente a bordo del nuovo incrociatore lanciamissili Long Beach.

Il tramonto del progetto della forza multilaterale (MLF) impedì la diffusione del sistema, ragioni politiche interne ed internazionali ne vietarono l’adozione autonoma da parte della Marina Militare, l’U.S. Navy rinunciò al deterrente missilistico strategico imbarcato su navi di superficie, quindi la geniale soluzione italiana, come la MLF, si dissolse nel nulla.

Impavido D570

Impavido D570

Le caratteristiche tecniche delle navi classe Impavido

Tra il 1963 ed il 1964 entrarono in servizio i cacciatorpediniere lanciamissili Impavido ed Intrepido; inseriti nel programma di costruzioni del 1958 le due unità erano un’evoluzione della precedente classe ”Impetuoso” e l’estetica dello scafo ne tradiva la discendenza; erano comunque dotati di nuove armi ed apparecchiature, che nel frattempo dopo otto anni si erano rese disponibili sul mercato mondiale.

Dislocamento e dimensioni erano stati leggermente incrementati (dislocamenti standard relativi 3.200 t / 2.700 t; lunghezze f.t. relative 130,90m / 127,60 m) e fu adottato un armamento antiaereo innovativo, costituito da una rampa singola per il lancio di missili a medio raggio TARTAR; la difesa aerea ravvicinata era costituita di una torre binata da 127/38 mm collocata nella tradizionale posizione prodiera e da 4 complessi singoli da 76/62 mm O.T.O. Melara, disposti lateralmente a centro nave.

Anche i nuovi concetti riguardanti la lotta a.s. in questo breve spazio di tempo erano mutati, eliminati i vecchi sistemi basati sull’impiego di torpedini di profondità, le due unità furono dotate di due lanciasiluri trinati Mk32 per siluri leggeri filoguidati da 324 mm, unica arma utilizzabile in quel periodo per contrastare la pericolosità crescente dei nuovi battelli convenzionali ed a propulsione nucleare, e di un sonar M.F. AN/SQS-23B.

Impavido 1963

Impavido 1963

In fase di progettazione non era stato previsto l’impiego dell’elicottero, ma probabilmente pur ravvisandone la necessità ed in attesa degli esiti delle prove conseguite dalle nuove fregate della classe “Rizzo”, il progetto non fu modificato, forse per non ritardare il loro ingresso in servizio, data la carenza di cacciatorpediniere, che si sarebbe creata verso la fine degli anni ’60 in cui si prevedeva la fine dell’attività operativa di Artigliere, Aviere, San Giorgio e San Marco.

Le unità furono comunque dotate di pinne stabilizzatrici Denny Brown e non appena entrate in servizio iniziarono ad effettuare le prove d’imbarco ed impiego del nuovo modello di elicottero monoposto Augusta A 106. Le prove non furono giudicate soddisfacenti e si conclusero definitivamente nel 1972; restò comunque la possibilità di appontaggio e decollo di un elicottero sulla piattaforma appositamente allestita ad estrema poppa.

La componente elettronica si avvaleva di un radar tridimensionale Frescan AN/SPS-39, posizionato sull’albero di maestra, costituito da un robusto quadripode; sull’albero di trinchetto trovavano posto sia il radar di scoperta aerea R.C.A. AN/SPS-12, posizionato su di una mensola, sia l’apparecchiatura di navigazione e scoperta di superficie S.M.A. MM/SPQ-2, in posizione più elevata.

Per la guida dei missili a poppavia del secondo fumaiolo c’erano due radar Raytheon AN/SPG-51.

Una storia di vita vissuta

Un mio amico, imbarcato sull’Impavido dall’agosto del 1971 al Novembre 1972, ricorda, tra gli episodi salienti relativi alla sua permanenza a bordo:

Acquerello originale di Sandro Feruglio

Acquerello originale di Sandro Feruglio

“Doveva essere d’inverno anche se a quelle latitudini non faceva molto freddo. Ricordo una notte, avevamo appena finito un’esercitazione dalle parti di Capo Passero, quando ci informarono che eravamo la nave più vicina ad un traghetto, una specie di carretta, metà cargo , metà passeggeri , che portava tutto a Lampedusa: viveri, carburanti, acqua posta oltre ad assicurare la continuità territoriale , che aveva dichiarato avaria e aveva richiesto soccorso.

Capo Passero

Capo Passero

Sembrava fosse in serie difficoltà dato che c’era in corso una burrasca con mare molto formato. Il comando della Divisione Navale alla quale appartenevamo ci aveva autorizzati ad accendere tutte le caldaie e a procedere a tutta forza, ordine al quale ci siamo attenuti. Durante la notte però le condizioni del mare peggiorarono a tal punto da consigliarci di ridurre la velocità perchè la violenza del mare ci aveva procurato danni alle sovrastrutture di prora.

Mi pare di ricordare che in plancia, oltre a me c’era il Comandante (Renato Sessa), l’Ufficiale di Guardia, il timoniere ed il radiotelegrafista e tutti stavamo male di stomaco.

Verso l’alba abbiamo raggiunto il traghetto che nel frattempo era riuscito ad effettuare delle riparazioni di fortuna e procedeva a lento moto, scortandolo fino a Lampedusa, dando fondo nella baia antistante il porto. Ci siamo resi conto che avevamo corso un serio pericolo credendolo in estrema difficoltà , mentre in definitiva il traghetto era riuscito a cavarsela con i suoi mezzi. Inoltre facevamo l’elenco dei danni che avevamo subito per l’impeto del mare, con tutti i candelieri di prua persi o piegati.

Il traghetto non aveva più acqua dolce perché l’aveva scaricata in mare durante la notte per alleggerirsi, sicché i pescherecci non potevano fare il ghiaccio per conservare il pescato.

Demmo loro varie tonnellate d’acqua ed in cambio ed in cambio della nostra cortesia ci regalarono una bellissima cernia, che pur essendo di ragguardevoli dimensioni non poteva certamente soddisfare l’appetito di 336 persone. La cosa che si era risaputa a bordo creò dei malumori. Allora il Comandante in seconda ( Capitano di Fregata Aldo Gallo) mi ordinò di mettere in mare la lancia di servizio ed andare con il cambusiere a comprare del pesce.

Ci avvicinammo ad un peschereccio chiedendo ai pescatori cosa avevano pescato e quanto valeva la loro pesca. Ci si mise d’accordo sul prezzo. Il pescato era misto ed il pesce era ancora nella rete . Pagato il prezzo pattuito, ci svuotarono il contenuto della rete, che era ancora sospesa sul picco del peschereccio, nella nostra lancia. Ancora un pò si affondava!

Il pesce era tantissimo e di ottima qualità e la nostra avventura finì in una grande mangiata di pesce!”

Bibliografia:

“Blog Betasom XI Gruppo Sommergibili Atlantici” per le caratteristiche tecniche

Wikipedia per alcuni testi e foto.

Storia della Marina – Le Marine nell’era nucleare 1946- 1980 – Giorgio Giorgerini (Politica navale e il caso Garibaldi)

Gli acquerelli pubblicati sono di Sandro Feruglio

2 Comments

  1. Roberto

    Molto interessante .
    Ma questa passione per navi militari da cosa deriva?
    Conosce l’associazione marinai di Milano?
    Sarebbe interessata credo a fare un’esposizione delle sue opere.

    Compilmenti
    Roberto

  2. Giovanni Soro

    Salve,sono stato imbarcato su nave Impavido,come girobussolista,da agosto 69 a maggio 72.Ricordo l’episodio di Lampedusa ed altretanto bene ricordo la cernia appesa in cucina equipaggio: 110 Kg di peso!!! Quanti bei ricordi…
    P.S. Sarei felicissimo di conoscere l’autore

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